The Who

Londra, Royal Albert Hall, 29 marzo 2004
Eleonora Bagarotti
15 Maggio 2007

Anche se il concerto che gli Who hanno tenuto lo scorso 29 marzo alla Royal Albert Hall non è stato l'evento per eccellenza, ma il seguito più elegante della rentrée al London Forum (che lo ha preceduto di pochi giorni), l'apertura della settimana in favore della Teenage Cancer Trust è sempre un momento di grande emozione. Arriverà, per l'occasione, in visita perfino la Regina Elisabetta - che stringerà la mano a Roger Daltrey (Pete Townshend rifiuta l'incontro perché disinteressato e coerente. quanti saprebbero farlo?). La settimana del Trust, si diceva (alla quale parteciperanno anche Jools Holland, Paul Weller, John Cale, Stereophonics, Alan Partridge, Tom Jones e altri), viene aperta con Pete e Roger, che optano per un quasi doppio concerto che prevede la scaletta di classici hit e una consistente parte finale di Tommy, più ricca di arrangiamenti e strumentazione. Al loro fianco, nella formazione rock, il batterista Zak Starkey (stratosferico in tutte le serate), Pino Palladino (non è dato conoscere il motivo della sostituzione di Greg Lake, che starebbe registrando col gruppo il nuovo album) e il sempre virtuoso tastierista John Bundricks, più Simon Townshend alla ritmica e ai cori.

Una performance mediamente energica, con tre punte di diamante, ma assolutamente celeberrime: Eminence Front (Townshend la interpreta in modo tutto suo, ricordando il periodo buio di un anno fa), The Kids Are Alright (Pete si commuove e piange, Roger risolleva il tono iniziando un botta-e-risposta da old buddies) e una Sparks che non si sentiva così dai tempi di Leeds. Non ultime, le nuove canzoni: Real Good Looking Boy e Old Red Wine (vedi recensione su Jam numero 103, aprile 2004). Due canzoni che nulla aggiungono e nulla tolgono a Baba O'Riley e Won't Get Fooled Again - alle quali sarebbe sciocco paragonarle - ma che risuonano emozionante ed autobiografica la prima, toccante nel ricordo di John Entwistle la seconda.

Una serata in cui, a dispetto di momenti di afonia di Roger Daltrey, la chitarra impera talmente tanto che, di quando in quando, gronda sangue e passione. Optional, qualche windmill e il pubblico è in estasi. Chi ricorda gli Who negli anni 60 continua ad amarli, chi ha vent'anni grida: "Fucking phenomenal!". Io entrambe le cose.

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