Welcome To The Hotel California

Ezio Guaitamacchi
17 Maggio 2007

40 anni di Good Vibrations

I giardini della mente di David Crosby

An Evening With The Eagles - Il tour 2001

Crosby, Jackson, Joni & Young - Il promoter e i suoi amici californiani

"Volevo essere uno degli Eagles" - Parla Albert Lee, l'inglese che ha insegnato agli americani a suonare la chitarra country-rock

The Making Of Desperado

Lo sconosciuto illustre: Terence Boylan

The Beach Boys - Hawthorne, CA - Birthplace Of A Musical Legacy

Sulle orme dei Beach Boys

L'ultima frontiera, lo stato dorato, la terra promessa. L'hanno chiamata in molti modi ma per tutti ha rappresentato e continua a rappresentare la realizzazione di un sogno. Perché la California è ancora oggi il luogo ideale nel quale tutti vorrebbero vivere: persone normali e celebrità, gente con grandi ambizioni ma anche uomini e donne che vogliono semplicemente ritrovar se stessi. E soprattutto tutti gli amanti della buona musica.

Per questo, sfruttando la contemporaneità di tre eventi - il primo concerto italiano degli Eagles, una bella intervista a David Crosby in occasione dell'ultimo lavoro con CPR, la distribuzione nei negozi dello straordinario album live di Brian Wilson al Roxy - abbiamo pensato che fosse giunto il momento per approfondire il discorso su una delle capitali storiche del rock. E su tre personaggi (Eagles, Crosby e Wilson, appunto) che hanno dipinto tre volti diversi ma anche tanto simili della California, o per essere più precisi, di una parte di essa, quella meridionale che ha come epicentro la città di Los Angeles. E che, pur nel corso di carriere assai differenti, continuano a comunicare al mondo quel "peaceful easy feeling" che ha stregato negli anni milioni di appassionati.

Eppure, nemmeno loro sono riusciti a nascondere le magagne e le enormi contraddizioni di un posto che come sintetizzava Don Henley "could be heaven or could be hell", può essere un paradiso e allo stesso tempo un inferno.

E così, venti o addirittura trent'anni prima che i Red Hot Chili Peppers cantassero le loro teorie sulla "californicazione", i Beach Boys di Brian Wilson scherzavano con Charlie Manson, David Cro-sby sperimentava tutti i possibili tipi di droghe e gli Eagles raccontavano che l'Hotel Califor-nia era programmato solo per ricevere gente: si poteva saldare il conto in qualsiasi momento ma era impossibile andarsene.

Tanto che, se ci riflettiamo bene, l'immagine che oggi della California danno i Blink 182, gli Offspring, i Korn o gli stessi Red Hot Chili Peppers non è alla fine tanto distante (neppure musicalmente, fatte le dovute proporzioni) da quel "such a lovely place" dei loro predecessori, che però nascondeva insidie e lati oscuri. Anche se al di là delle distorsioni socio-culturali, delle plastificazioni hollywoodiane (che Frank Zappa denunciava già nel 1968), delle esagerazioni etiche e morali, il "take it easy" della California tutta sole, palme, spiaggia e belle ragazze è pur sempre, che ci piaccia o meno, un modello che fa presa sulle giovani generazioni. Alla faccia di chi vuole intellettualizzare tutto, tutti e a tutti i costi.

Welcome to the hotel California.

FLY LIKE AN EAGLE

di Ezio Guaitamacchi

14 luglio 2001: gli Eagles per la prima volta suonano in Italia. Per capire la storia di queste leggende della american music, il loro spirito e le loro influenze, ma anche i continui litigi e gli incontrollabili abusi, ci siamo rivolti a Ed Sanders, fondatore dei Fugs ma anche poeta, scrittore e giornalista che nel 1982 ha redatto la biografia ufficiale del gruppo. Che non è mai stata pubblicata.

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Non è stato facile rintracciarlo né tanto meno convincerlo a parlare degli Eagles. Eppure Ed Sanders è una persona gentile e disponibile, un vecchio beatnik che vive a Woodstock, New York, con la moglie Miriam e che lì pubblica The Woodstock Journal, una rivista di letteratura e culture alternative.

Inoltre, insieme a Tuli Kupferberg continua a mantenere in vita The Fugs (www.thefugs.com), una delle band che negli anni 60 ha saputo conciliare in modo esemplare folk, rock e poesia.

"In quanti sono rimasti?", mi chiede, mostrando di non essere per nulla al corrente del fatto che più o meno quattro mesi fa Henley e Frey hanno licenziato in tronco Don Felder assumendo il controllo totale della Eagles Ltd.

"Non mi stupisce affatto", ammette Sanders, "da quando li conosco, hanno sempre avuti contrasti pesanti. Prima o poi, la rottura doveva capitare." E lui, Ed, i membri degli Eagles li conosce bene, molto bene. Da prima che prendessero la decisione di trasformarsi in 'aquile'.

Ma chi è Ed Sanders e come mai lui, personaggio di spicco della controcultura beat di New York, è diventato il biografo ufficiale della band multimiliardaria che per il mondo ha rappresentato la quintessenza della cultura californiana?

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Un poeta rock

Edward Sanders è nato a Kansas City, Missouri, il 17 agosto 1939. A 17 anni legge Howl And Other Poems di Allen Ginsberg e ne rimane folgorato. Capisce che la vita non significa soltanto un lavoro nella drogheria del padre e neppure studiare legge e diventare avvocato come lo zio Milton. Con in mano la licenza liceale, insieme a un amico, prende la decisione della sua vita: si trasferisce a New York.

"Volevo diventare poeta", racconta oggi che il suo sogno si è trasformato in realtà. Nel 1964 con Tuli Kupferberg fonda The Fugs: già il nome (un eufemismo della fornicazione che Norman Mailer aveva utilizzato nella sua novella The Naked And The Dead) la dice lunga sulle intenzioni di un gruppo che vuole cavalcare in modo originale il confine tra rock e poesia. Negli anni 60, nella East 10th Street di Manhattan, Sanders apre la libreria alternativa The Peace Eye Books e fonda la rivista Fuck You: A Magazine Of The Arts.

All'inizio del 1970 decide di seguire da vicino l'avvenimento che sta sconvolgendo l'America. Vola a Los Angeles e sul L.A. Times, giorno dopo giorno, scrive la cronaca delle udienze del processo Tate-La Bianca: il popolo contro Charles Manson, Susan Atkins, Katie Krenwinkle e Leslie Van Houten.

"Un paio di anni prima avevo conosciuto un fan dei Fugs", racconta Sanders, "un giovane, sconosciuto folksinger che viveva a Silverlake, un quartiere poco costoso di Los Angeles. Siamo diventati amici. Durante il processo per gli omicidi della Manson Family abbiamo diviso le spese dell'appartamento."

Quel giovane folksinger si chiama Glenn Frey, viene da Detroit e di lì a poco, insieme a Don Henley, Randy Meisner e Bernie Leadon forma la prima line up degli Eagles, quella che accompagna Linda Ronstadt in concerto e su disco.

Una volta finito il processo, Ed Sanders decide di fermarsi nella casetta di Frey a Silverlake per completare le ricerche che gli servono per il libro The Family, insieme al resoconto di Vincent Bugliosi Helter Skelter, la più celebre e acclamata opera sulla saga di Charles Manson e dei suoi seguaci colpevoli di aver assassinato l'attrice Sharon Tate e altre sei persone innocenti nell'agosto 1969.

"A quei tempi giravo armato perché avevo ricevuto diverse minacce dai ragazzi di Manson. Minacce che si sono moltiplicate qualche tempo dopo quando è uscito il libro The Family. Così ho lasciato l'appartamento di Frey e sono tornato sulla East Coast."

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This American Band:
la biografia ufficiale degli Eagles

"Io e Glenn eravamo buoni amici e siamo rimasti in contatto. Devo dire che, successivamente, ho scoperto che anche altri membri degli Eagles erano ammiratori dei Fugs: in particolare Don Felder e Timothy B. Schmit."

"Ad un certo punto, credo fosse il '76 o '77, mi hanno invitato a seguire il tour di Hotel California: volevano che facessi un reportage originale. Un paio di anni dopo, alla fine del 1978, mi hanno incaricato di scrivere un libro sulla band chiedendomi specificamente di farlo a modo mio e di metterci dentro tutto quello che ritenevo giusto che la gente sapesse. È quello che poi ho realizzato e di cui sono particolarmente orgoglioso: il libro è una specie di classico americano che narra i successi, le depressioni, i vizi e le virtù di una grande rock band. Che analizza dettagliatamente storia e origini di ciascun membro così come le vicende e le valenze del gruppo. Per scriverlo ho avuto accesso a tutto: li ho visti scrivere canzoni, litigare, divertirsi, sballare. Sono stato in tour con loro, nel backstage dei concerti, in sala di registrazione, insieme ai loro avvocati mentre discutevano i contratti. Ne è risultato un tomo di oltre 900 pagine che ho intitolato This American Band e che ho finito di scrivere nel 1982, l'anno in cui è morto John Belushi."

"Gli Eagles mi hanno pagato molto bene per il lavoro svolto e con quei soldi ho potuto avviare diversi progetti che mi interessavano. Però, stranamente, il libro non è mai stato pubblicato: non so perché. Forse, ho scritto la verità, o meglio troppe verità. Ma sono contento così; sono certo che, dopo tutti questi anni, prima o poi cambieranno idea. Perché sono loro, gli Eagles, i proprietari dei diritti."

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RICORDI DEI "GOOD OLD DAYS"

"Il mio ruolo", continua Sanders, "era quello di capire le dinamiche del gruppo e cercare di individuare tutti quei piccoli dettagli che trasformano un'ottima band in una leggenda, come accaduto per gli Eagles. Ma ho passato così tanto tempo insieme a loro che credo di averli conosciuti benissimo, uno per uno. Ho osservato le diverse situazioni singole e collettive, ho persino condiviso con loro qualche vizio."

"Mi piace però ricordare anche la loro coscienza politica e sociale e alcune cause che gli Eagles hanno sostenuto direttamente; come ad esempio il loro impegno concreto contro le centrali nucleari, il loro sostegno a candidati politici indipendenti come Gerry Brown nonché svariate iniziative ecologiste da loro sostenute anche finanziariamente."

"È stato particolarmente divertente essere in tour con loro, c'erano sempre party bellissimi. Senza dimenticare che non mancavano i casini: ho assistito a un Joe Walsh furioso che distruggeva una delle sue preziose chitarre e ad altri episodi violenti e spiacevoli. Ma credo che questo faccia parte della aneddotica di qualsiasi rock band."

"Ho anche vissuto come testimone il nascere dei litigi tra Felder da una parte e Henley e Frey dall'altra. Questi ultimi, nel corso degli anni, hanno man a mano preso il controllo totale della band. Per capire meglio la dinamica e il significato di questa presa di posizione, è giusto sapere che il gruppo fu gestito originariamente da David Geffen, che avendo seguito la vicenda di Crosby, Stills, Nash & Young e i relativi, aspri conflitti aveva deciso con gli Eagles di impostare il gruppo in modo assai più democratico. Poi, forse in virtù del loro carisma e delle indiscutibili doti di songwriter, Henley e Frey hanno assunto una posizione diversa all'interno della band. E se i nuovi venuti come Walsh e Schmit hanno accettato il loro ruolo, che veniva certamente molto dopo quello di Henley e Frey, Felder ha sofferto il fatto di perdere progressivamente importanza. E non ha mai accettato di avere un ruolo inferiore agli altri due: avrebbe voluto cantare maggiormente e scrivere più pezzi."

"Bisogna comprendere che la natura umana porta inevitabilmente a conflitti. Specie quando cinque ragazzi pieni di testosterone, che condividono la maggior parte del loro tempo, nel giro di pochi anni diventano personaggi pubblici adorati da milioni di giovani e con milioni di dollari sul conto corrente. E che sono costantemente sotto pressione, che viaggiano per il mondo e suonano quasi tutte le sere. Moltiplicando il tutto per 7 o 8 anni di fila possiamo anche capire che molti di questi conflitti erano pressoché inevitabili."

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I BEATLES CALIFORNIANI

"In più Henley e Frey, intelligentemente, avevano rafforzato col tempo la loro alleanza con Irving Azoff, il manager del gruppo subentrato a David Geffen e largamente responsabile del successo commerciale degli Eagles. Azoff è stato un manager fantastico, inappuntabile dal punto di vista etico ed emblematico di quella generazione di impresari rock onestamente dedicati ai loro musicisti, che ne condividevano gusti e scelte artistiche. Inoltre, Azoff è della stessa età dei membri del gruppo: all'epoca era un ragazzo dell'Illinois incantato dall'arte di questi formidabili country-rocker californiani."

"Mi piace definire Henley e Frey", prosegue Sanders, "come una versione californiana della coppia Lennon-McCartney: stessa abilità nel fondere due talenti e medesima capacità di raggiungere il pubblico con una immediatezza compositiva formidabile. In più, come i Beatles, gli Eagles hanno rappresentato il suono di un'epoca e di un ideale: quello della California meridionale cui si aggiungevano un pizzico di sano orgoglio texano (Henley) e di ingenuità rurale del Midwest (Frey). Al tutto, venivano aggiunte abbondanti spruzzatine di droghe psichedeliche, belle ragazze, simbologie indiane, passione per il vecchio west."

"Insomma a me divertiva definire la loro formula 'sesso, tequila e rock and roll' senza dimenticare il loro gusto per folk e bluegrass (che piacevano tanto a Don Henley e Bernie Leadon, banjoista eccellente, nda) ma anche per quella sorta di proto-heavy metal che Frey aveva sperimentato a Detroit."

"Oltre alle loro fantastiche armonie vocali", continua nella sua analisi, "gli Eagles avevano uno straordinario senso del tempo. E una fenomenale abilità nell'uso delle chitarre: se è persino ovvio sottolineare la perizia tecnica di Joe Walsh, non sempre vengono valorizzate le qualità di Frey anche come chitarrista. E soprattutto la classe di Don Felder. Per me, lui è un compositore eccellente. E pure un ottimo cantante anche se la sua voce è stata utilizzata prevalentemente nelle parti corali. Ma più di tutto, Don Felder è stato un genio della chitarra: è sufficiente ascoltare con attenzione le melodie di Hotel California o Life In The Fast Lane per capire le sue eccezionali qualità artistiche."

"Infine, oltre al sodalizio autorale, Henley e Frey hanno due voci che si fondono in modo mirabile: sopra le loro si posizionano il falsetto di Meisner prima e Schmit poi o quello di Walsh."

"Ritengo gli Eagles musicisti fantastici e cantanti assolutamente straordinari. E pur non essendo performer particolarmente dotati, hanno sempre (giustamente) pensato che la loro musica parlasse da sola e avesse una forza comunicativa e una magia uniche."

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UN SUCCESSO PIANIFICATO

"Eppure", ci svela Ed Sanders, "il loro talento forse non sarebbe stato sufficiente. E loro lo sapevano bene: per questo programmavano tutto. Specialmente dal punto di vista dell'immagine. Avevano un vero e proprio team di consulenti che chiamavano The Blue Jeans Machine che li ha aiutati a costruirsi un'immagine assolutamente affascinante che andava dal look alle copertine dei dischi sino alla comunicazione di quello spirito californiano del Sud con i mille altri elementi a cui accennavo prima: vecchio west, simbologie indiane, ecc. In particolare, gli Eagles hanno sempre mostrato un'attenzione maniacale per la scelta delle copertine dei loro dischi. Il più delle volte, venivano valutati decine di progetti grafici che poi sottostavano a numerosissime correzioni prima di giungere alla soluzione definitiva."

"In altre parole, il modo in cui gli Eagles apparivano al mondo era studiatissimo e tutto ciò, combinato con quel tipo di musica, dava il risultato che oggi noi conosciamo."

E che ha portato il gruppo al più grande successo di vendite della storia della discografia americana: il loro Their Greatest Hits, 1971-1975 ha infatti venduto nei soli Usa più di 26 milioni di copie (un milione di copie più di Thriller di Michael Jackson che peraltro si rifà battendo gli Eagles nel mondo 46 milioni a 40).

Un successo annunciato visto che quel best of fu il primo album della storia a ricevere il disco di platino (1 milione di copie vendute) nella prima settimana d'uscita. Secondo le cifre ufficiali della RIAA, il totale delle vendite dei dischi degli Eagles è di 65 milioni. Nella classifica di tutti i tempi figurano quinti: davanti a loro Beatles, Garth Brooks, Led Zeppelin e Elvis Presley.

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INCAZZATI COME AQUILE:
IL CASO FELDER

Si chiama Eagles Ltd. ed è la società che amministra il patrimonio artistico e finanziario di una delle più ricche e famose rock band della storia. Dopo che Bernie Leadon prima e Randy Meisner poi sono stati liquidati (in tutti i sensi), la company si è ridotta al trio Frey/Henley/Felder (Schmit e Walsh non figurando tra i fondatori; presumibilmente sono stati considerati 'aquile senza diritto di voto').

Quando, all'inizio dello scorso mese di febbraio, si è sparsa la notizia del licenziamento di Felder da parte del plenipotenziario manager Irving Azoff, molti hanno pensato che ancora una volta la storia del rock vedeva la vittoria di un 'duomvirato': dopo Lennon-McCartney, Jag-ger-Richards o Page-Plant era giunto il turno dell'accoppiata Frey-Henley.

Chi, un po' ingenuamente, ha temuto che quello scazzo pesante preludesse alla fine della band ha dovuto attendere poco. Dopo un paio di settimane viene dato l'annuncio del tour europeo: insieme si fa circolare una bella fotografia posata con le 4 'aquile' restanti, la diffida ad usare immagini che ritraggono Felder insieme agli altri e la puntualizzazione che anche il bellissimo box set Eagles 1972-1999 Selected Works (vedi JAM 67) è stato curato dai soli Glenn Frey e Don Henley con la supervisione di Irving Azoff.

Ancora oggi le ragioni dello scontro e della soluzione finale (contro la quale lo stesso Felder ha chiesto un risarcimento di 50 milioni di dollari, oltre 110 miliardi di lire!!) non sono di pubblico dominio. L'unica comunicazione ufficiale è quella che ha prodotto Dan Petrocelli, legale degli Eagles che recita come segue: "È stata intentata questa azione nell'esclusivo interesse degli Eagles: ne avevamo tutti i presupposti legali per farlo. Le richieste del signor Felder sono assolutamente prive di fondamento".

Una cosa è certa: Henley e Frey, almeno apparentemente, esercitano un controllo tale sulla compagnia da poter prendere qualsiasi tipo di decisione tanto che uno dei motivi della causa legale intentata da Felder verte proprio su questo punto. Pare che ufficialmente Felder abbia anche dichiarato che Frey e Henley non solo per decenni hanno imperversato facendo di testa loro e accaparrandosi anche diritti d'autore non di loro pertinenza, ma pare che addirittura abbiano minacciato tutti quelli che si opponevano al loro modo di agire.

I suoi legali, lo scorso 4 maggio, hanno reso note le loro accuse: falso in bilancio, rottura di contratto di fatto, rottura di diritto fiduciario e rottura di accordi scritti. E, secondo quanto di dominio pubblico i legali di Felder hanno dichiarato che "Henley e Frey hanno costretto con minacce e intimidazioni Mr. Felder ad avere percentuali sempre più esigue dei profitti del gruppo impedendo allo stesso Mr. Felder l'accesso alla documentazione amministrativa e ai bilanci della società". Purtroppo, Don Felder non ha voluto rilasciare interviste sull'argomento. Se cliccate su http://webpages.charter. net/linda559/Visions.htm, un sito dedicato al chitarrista troverete la seguente frase: "Questo sito si è preso una pausa. Non abbiamo informazione che riguardano la causa legale né i motivi della lite. Abbiamo ricevuto un messaggio da Don Felder diverse settimane fa che ringraziava tutti i suoi fan per il supporto. Il nostro suggerimento è di continuare a sostenere Don e attendere ulteriori sviluppi. Se lo stesso Felder dovesse comunicarci qualcosa ve lo faremo sapere in tempo reale".

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IL CAPOLAVORO DI FELDER:
HOTEL CALIFORNIA

Quando si è saputo della rottura tra Henley/Frey e Felder la domanda più ricorrente tra i fan del gruppo è stata: "Chi suonerà la chitarra in Hotel California?".

Il brano con cui la maggior parte della gente identifica gli Eagles e il country-rock è nato un paio di anni prima della pubblicazione dell'album. Lo ricorda bene il suo autore, Don Felder.

"Avevo affittato una casa sulla spiaggia di Malibu. Ricordo di essermi seduto nel salotto con le vetrate spalancate in uno spettacoloso pomeriggio di luglio. Avevo indosso un costume da bagno e stavo stravaccato sul divano: faceva molto caldo. Ad un certo punto, presi una dodici corde acustica, iniziai distrattamente a suonarci sopra delle cose sino a che, quasi per magia, venne fuori quella sequenza di accordi. Prima che l'idea mi scappasse di mente, andai subito a prendere un registratore e incisi quel riff. Poi, misi in azione una piccola batteria elettronica con un tempo di cha-cha-cha e ci suonai sopra con la 12 corde. Poi, un paio di giorni dopo, registrai anche la linea di basso e mixai il tutto. Quindi, portai il risultato a Don Henley. Ma fu Glenn Frey ad avere l'idea di base, le fantasie sulla California come microcosmo del mondo intero pieno di fortissime contraddizioni. È stato Frey ad avere le migliori intuizioni immaginifiche: Henley ha poi messo il tutto a posto nel modo definitivo."

Scritta originariamente in Mi minore, la canzone è stata trasposta in Si minore per venire incontro alla gamma tonale della voce di Henley. Felder ha sistemato un capotasto al settimo 'fret' in modo da conservare la stessa diteggiatura con cui aveva concepito il brano. Il timbro dato dal capotasto alto (enfatizzato dall'effetto Leslie messo sulla dodici corde acustica) sono una delle caratteristiche più uniche del sound di Hotel California.

Nella registrazione originale, Felder suona tutte le chitarre ad eccezione dell'epico assolo finale nel quale duetta con Joe Walsh.

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Aquilotti scomparsi:
che fine hanno fatto
Bernie Leadon e Randy Meisner?

Sono stati entrambi membri fondatori del gruppo. Entrambi elementi decisivi per il sound degli Eagles. Entrambi eliminati a distanza di pochi anni dal duo Henley/Frey.

Dove sono finiti Bernie Leadon, uno dei più bravi polistrumentisti di scuola californiana e Randy Meisner, bassista/cantante dal falsetto straordinario, fondatore di un'altra country-rock band leggendaria, quella dei Poco?

L'ultima apparizione pubblica dei due insieme agli altri Eagles risale alla festa-concerto del 1999 a Cleveland quando le aquile californiane sono state insediate nella Rock And Roll Hall Of Fame.

Bernie Leadon aveva lasciato gli Eagles più di vent'anni prima, nel 1976 dopo l'album One Of These Nights; aveva deciso di proseguire quella carriera di performer/session man/songwriter /producer che già lo aveva consacrato come uno dei musicisti più popolari della California anni 60 al di là della sua militanza con i Flying Burrito Bros.

Dopo gli Eagles, Leadon ha co-prodotto album di David Bromberg e Crosby & Nash, suonato e vinto con Bruce Hornsby un Grammy (The Valley Road in versione bluegrass). Dal 1987 si è trasferito a Nashville dove compone brani per numerose country star (Restless Heart, Monte Warden, Shawn Camp). Nel 1991 produce Arkansas Traveler, bellissimo album roots di Michelle Shocked. Poi si specializza nel mercato del multimediale: produce cd-rom e elabora siti web e, dalla metà degli anni 90, diventa responsabile artistico e vice-presidente del Pioneer Music Group di Nashville, la nuova realtà discografica del producer Charlie Lico.

Randy Meisner, confronto a Leadon, l'ha presa con molta più calma. Lasciati gli Eagles nel 1977, dopo Hotel California, Randy ha inciso due album solo, One More Song (1980) e Randy Meisner (1982). Nel 1989 si è unito nuovamente ai Poco per una reunion poco fortunata e poco dopo si è messo a suonare con i Black Tie producendo una hit country con la cover di Buddy Holly Learning The Game. Saltuariamente partecipa al World Classic Rockers Tour con vecchie glorie del rock e ai concerti della sua prima band, The Drivin' Dynamics del natio Nebraska.
Proprio nel suo stato, nell'agosto del 2000, è stato eletto nella Nebraska Music Hall Of Fame.

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Trent'anni di Eagles:
il saluto di Glenn Frey

"Trent'anni fa, io e Don Henley ci siamo incontrati, abbiamo cominciato a frequentarci, ci siamo stufati di accompagnare Linda Ronstadt, abbiamo deciso di formare la nostra band. Tutto questo è avvenuto in meno di un mese."

"Siamo nel 2001 e la saga degli Eagles continua. In California meridionale è primavera, tempo di rinascite e rinnovamenti."

"Io, Don, Joe e Timothy abbiamo rinnovato il nostro impegno verso la band che ha significato così tanto per noi. Questo nuovo capitolo inizia con un tour estivo in Europa ma certamente non finirà lì. I nostri piani prevedono la registrazione di un album (il primo in studio dal 1979, nda) a partire dal prossimo settembre. E siamo stati tutti d'accordo nel ritenere che il miglior modo per iniziare a lavorare su questo disco fosse di suonare insieme per un po'. Qualcuno può chiedersi perché abbiamo scelto di attraversare l'oceano quando sarebbe stato tut-to più facile (e re-munerativo) negli Usa. La risposta è molto semplice: c'è una relazione intensa tra gli Eagles e l'Eu-ropa. La nostra storia è cominciata lì. Abbiamo registrato i nostri primi due album a Londra.

Abbiamo ricevuto il nostro primo riconoscimento pubblico (l'Edison Award) in Olanda per Desperado. Abbiamo ricordi dolci e bellissimi e in Europa ci troviamo a nostro agio. Quindi, lo abbiamo considerato il luogo ideale nel quale mettere a fuoco le nostre idee artistiche e raffinare ulteriormente la nostra intesa. Perché, come qualcuno ha detto, 'in Europa non devi buttare via il tuo passato'. E non c'è bisogno di sottolineare quanto questo motto sia pertinente con la storia degli Eagles. Siamo stati qui anni fa e ci fa piacere tornare per incontrare amici vecchi e nuovi."

"Trent'anni da quell'incontro tra me e Henley. oddio, è stato proprio come un 'ponte su acque turbolente'. Vite separate, obiettivi diversi eppure c'è sempre qualcosa che ci lega e che è più forte di liti, conflitti, travagli. Il mondo intero ha dato il suo benvenuto agli Eagles per tre decadi.

"Oggi questo tour e il nuovo disco forse possono chiudere il cerchio. Sappiamo di essere fortunati e siamo grati a tutti gli europei che ci chiederanno l'ennesimo bis. Buon divertimento."

Glenn Frey, Santa Monica, maggio 2001

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