VINICIO CAPOSSELA

VICENZA, TEATRO COMUNALE, 2 MAGGIO 2011
Vanna Lovato
01 Giugno 2011

Nel ventre della balena, letteralmente (o quasi). Uno spettacolo meno "circense" del Solo Show, scenografia importante, grande repertorio, ciurma strepitosa

La nave è salpata. Capossela riparte con un tour nuovo di zecca per celebrare l'uscita di Marinai, profeti e balene, e lo fa in grande stile, come ci ha abituati ormai da qualche anno a questa parte. Le prime date vengono accolte in alcuni dei più bei teatri d'Italia, scelti sulla base della forma e della capienza del palcoscenico, che deve essere adatto ad accogliere una scenografia imponente e molto particolare: le ossa toraciche di un'enorme balena. Vinicio è accompagnato da una "ciurma" strepitosa: i soliti Mauro Ottolini, Achille Succi, Zeno De Rossi, Vincenzo Vasi, Glauco Zuppiroli, Alessandro "Asso" Stefana, e la new entry Francesco Arcuri (sega, campionatore, steel drum, saz, santoor). In più, questo tour vede la partecipazione di ben quattro coristi, presenti al completo però solo in alcune date; a Vicenza il compito è affidato al solo (ma bravissimo) Edoardo Rossi. A differenza del Solo Show, colorato e barocco, il nuovo spettacolo marinaresco è ridotto all'osso, giocato su linee essenziali e sul bianco e nero; le enormi costole della balena che abbracciano i musicisti si rivelano una geniale struttura mobile, che a seconda della necessità si trasforma nei tentacoli di un polipo, alghe fluttuanti o colonne di un tempio antico. In un angolo, la prua di una nave, da cui Capossela si affaccia spesso come dal pulpito di una cattedrale. La scaletta è ben pensata: la prima parte è dedicata alle nuove canzoni, mentre la seconda riporta a galla "vecchi relitti", cioè quelle canzoni del passato che possono calzare bene al nuovo progetto. Il disco è uscito da pochi giorni e il pubblico non si può certo dire già affezionato ai nuovi brani, ma Vinicio è un vero entertainer e sa coinvolgere tutti con mille trucchetti, coma l'idea di far interpretare Billy Budd a Rossi, che batte il tempo dimenandosi con delle grosse catene legate ai polsi, oppure "costringere" Ottolini a trasformarsi in un buffo nanetto da circo mentre dà fiato a Goliath - "Otto" strappa grandi applausi anche per la sua interpretazione de La Madonna delle Conchiglie, suonando alternativamente conchiglie di varie dimensioni. Trasformare queste nuove, sofisticate canzoni in uno spettacolo live non deve essere stata un'impresa facile, e i risultati forse sono un po' altalenanti: Calipso, ad esempio, soffre la mancanza delle voci femminili, mentre ci guadagna un brano difficile come Job, trasformato in una assordante e faraonica festa prog rock. Sta di fatto che è un repertorio veramente vasto e variegato: tra la civettuola Pryntyl e l'appiccicoso Polpo d'amor, tra il grottesco ciclope di Vinocolo e la lezione di Lord Jim, non è possibile annoiarsi. Com'è prevedibile, però, l'entusiasmo del pubblico si esprime soprattutto nella seconda parte, dove Vinicio snocciola alcuni cavalli di battaglia: Scivola vai via, L'affondamento del Cinastic (preceduto da una divertente storiella su Ulisse, rubata all'amico "Chinaski"), Che cossè l'amor, Canzone a manovella, Dalla parte di Spessotto e L'Uomo vivo. In chiusura Capossela diventa un po' malinconico: seduto al pianoforte, si concede un paio di birre - perché, com'è noto, lui beve solo sul lavoro - e un lungo monologo che svela la sua condizione attuale di uomo/artista. Infine, chiude con la sempre emozionante Ovunque proteggi e con Le sirene.
Gli spettacoli di Vinicio sono ormai una garanzia, guadagnata in vent'anni di intensa esperienza "sulla strada", che lo ha portato dai piccoli locali di periferia ai più grandi teatri nazionali. Il segreto del suo successo? Lo rivela lui stesso alla fine dello show: «Il motto della nostra ditta è: il massimo dei risultati... con il massimo dello sforzo».