Twilight Singers feat. Mark Lanegan

Milano, Transilvania, 11 Dicembre 2006
Barbara Volpi
11 Maggio 2007

Greg Dulli in gran forma, Lanegan giù di tono. Con Where Did You Sleep Last Night

Jeff Klein di Austin (in seguito alle tastiere dei Twilight Singers) appare sul palco tra il dandy e lo scarmigliato, come un antico poeta bohemien, e si esibisce in una performance intensa e dolente, che prende da Buckley (l'altro Jeff, quello defunto) senza raggiungere il suo acme, ma riuscendo a creare un'atmosfera comunque romantica. Però l'audience e lì per Dulli e Lanegan insieme, due dei pochi sopravvissuti dell'epopea grunge, due miracolati del rock e dell'eccesso che ancora non vogliono dire basta. E a ben donde, perché quelli che presto (assicurano) usciranno con un album ufficiale sotto il nome di Gutter Twins, con i loro più di quarant'anni tatuati sulle ossa e sull'ugola, sanno ancora offrire un'intensità fuori dal comune (le band dell'ultima ora davvero dovrebbero imparare). È questo che fa la differenza. L'attacco è solenne con Toward The Waves e i giochi di penombra continuano, tra l'ampolloso e il melodico, tra l'aggressivo e il lascivo passando da I'm Ready a Teenage Wristband, da Bonnie Brae a Too Tough. Dulli è il protagonista principale e l'alchimista regista della sua band, barocco ed enfatico come al solito (a un certo punto cade addirittura in ginocchio: "I'm on my knees for you, Milano!"), prendere o lasciare. L'apoteosi arriva quando la presenza spettrale di Lanegan si materializza sul palco per quel capolavoro di Live With Me (già splendida nell'originale dei Massive Attack, ora davvero insuperabile). Purtroppo il volume è basso e la voce abissale di Mark non rende come dovrebbe, ma quando i due attaccano con Where Did You Sleep Last Night, già eseguita dai Nirvana, pare che un pezzo di Seattle sia tornato a vivere. Lanegan, che tornerà anche alla fine della performance, propone poi I'll Take Care Of You e Sideways In Reverse, anche se non è nella sua forma migliore. Ma la sua fragilità è ben compensata dalla possenza dell'ex Afghan Whigs che continua a proporre alcune delle sue ampollose architetture alle tastiere. Si inceppa pure una chitarra, ma poco importa. Se la musica è soprattutto passionalità e improvvisazione questa sera tutto ha un senso, soprattutto quando pezzi di storia riescono a ridestarsi come se non fossero mai morti.