TORI AMOS

Roma, Auditorium Parco della Musica 30 settembre 2009 Milano, Teatro Smeraldo 1 ottobre 2009
Giulio Nannini
17 Novembre 2009

Ogni volta che arriva in Italia è un trionfo. Questa volta basato non sull’ultimo album, ma sui successi di sempre

È la Tori Amos con la band quella del Sinful Attraction Tour, appendice dell’ultimo album Abnormally Attracted To Sin. In realtà il disco in studio viene quasi snobbato in scaletta, prediligendo un greatest hits che va a pescare soprattutto da album come Under The Pink (straordinaria prova di virtuosismo e songwriting) e From The Choirgirl Hotel. Due perle rivalutate dalla cantautrice del North Carolina in brani come Cornflake Girl (che rimane a distanza di anni il suo pezzo più conosciuto), l’applauditissima Pretty Good Year e – nel corso della data milanese al Teatro Smeraldo – anche Space Dog, Bells For Her, Yes, Anastasia e Putting The Damage On. Per esemplificare la direzione elettro-pop di From The Choirgirl Hotel vengono invece scelti i ripetuti cambi ritmici di Hotel, le angosce di Spark, la danzereccia Raspberry Swirl e la jazzy Playboy Mommy (a Milano anche una quasi mai eseguita dal vivo Pandora’s Aquarium). L’impronta degli arrangiamenti ricorda il To Venus And Back Tour, dal quale viene recuperata una intensa versione di Concertina. Il repertorio passato rivive attraverso Crucify (canzone che evolve ad ogni esecuzione), Cool On Your Island (dal misconosciuto primissimo disco Y Kant Tori Read) e le b-side Take To The Sky e Siren (dalla colonna sonora del film Paradiso perduto), l’inaspettata Girl, Winter (dedicata al padre) e l’ormai divenuto inno generazionale Precious Things a partire dalle cui note il pubblico si alza in delirio avvicinandosi al palco. Trascurati del tutto alcuni episodi degni di nota da The Beekeeper e Scarlet’s Walk. Le fashion girls di American Doll Posse perdono personalità diventando Tori Amos allo stato puro in Beauty Of Speed e nella conclusiva Big Wheel. Mentre la scenografia si colora di teli color cobalto, rosso e verde, arriva la parentesi con Tori da sola al pianoforte nella struggente Gold Dust. Nella parte finale dello show, con il pubblico attento più a catturare l’artista con le foto piuttosto che alla prestazione musicale, qualcuno comincia a seguire il ritmo come un vero e proprio headbanger. La dimensione onirica lascia il posto a un party. Tori Amos è meno evanescente e sempre più carnale dentro ai suoi fuseaux scintillanti. Allarga le gambe con sublime sensualità. La maggior parte del pubblico è ipnotizzato dalle mille personalità che l’artista riesce a interpretare, passando con grazia divina dal Bosendorfer all’organo e alle tastiere. Questo tour la conferma artista da non perdere dal vivo: il repertorio di classici al quale può attingere sorprende anche i fan più incalliti, che puntualmente incontra nel pomeriggio durante le prove. È in arrivo un album di canzoni in clima natalizio dal titolo Midwinter Graces (sulla scia di Bob Dylan o Mariah Carey). La scelta dei brani fugge però la banalità: fra gli altri What Child, Nowell, Star Of Wonder, Holy, Ivy, And Rose, Jeanette, Isabelle e Pink And Glitter.