Queen + Paul Rodgers

Assago (MI), Forum, 28 settembre 2008
Simone Sacco
29 Ottobre 2008

La “alleanza” convince e macina molti classici e il giusto sindacale da The Cosmos Rocks. Ma funzionerebbe fino in fondo se diventasse Paul Rodgers + Queen

«Say it’s not true», dimmi che non è vero, canta a un certo punto dello show, con il suo caratteristico timbro ruvido, un appesantito ma sempre brillante Roger Taylor. E invece, come i 10 mila e passa del Datchforum avranno potuto constatare con le proprie orecchie, il ritorno della Regina – in questa agrodolce formula chiamata Queen + Paul Rodgers – è realtà ormai conclamata ai quattro venti. Una realtà, capiamoci bene, che porta già sulle proprie solide spalle un’alleanza mica da ridere (quella con l’ex Free), un world tour da tutto esaurito ovunque (quello andato in scena nel 2005), un nuovo album (l’onesto e divertente The Cosmos Rocks) e ora pure una ennesima tournée globale. I “nuovi” Queen, insomma, non sono più quell’azzardato esperimento che, fino a tre anni, poteva anche avere le ore contate in partenza (immaginatevi cosa sarebbe successo se Rodgers avesse malauguratamente steccato su un megaclassico di Mercury o se le prevendite non fossero state all’altezza del blasone messo in campo), ma una band – allargata a sei persone dal chitarrista Jamie Moses, dal bassista Danny Miranda e dal tastierista Spike Edney – che sta facendo le cose terribilmente sul serio. Certo, il tour di The Cosmos Rocks rispetto al Return Of The Champions del 2005 ha dovuto fare a meno di un’arma importantissima (chiamiamola effetto sorpresa) che, in certe parti del concerto di Milano, ha portato a delle battute d’arresto fortunatamente riscattate da due ore e passa di show sempre a cavallo tra nostalgia, grande rock ed emozioni forti. Perché, gira e rigira, siamo sempre da capo: l’ombra di un artista immortale quale è stato Freddie Mercury è immancabilmente lì che pende sulla prestazione di Rodgers. E questo inestricabile timore reverenziale talvolta – vedi una Another One Bites The Dust che al Forum è parsa più “ingessata” del solito – arreca danno allo stesso ex frontman dei Bad Company. Gli americani chiamerebbero questa situazione “Catch 22” (potremmo tradurla come “circolo vizioso”) e la realtà dei fatti – mentre ci scorrono di fronte delle versioni telecomandate di Fat Bottomed Girls e I Want It All – è una sola: se Paul Rodgers fosse più libero di essere se stesso (come nel momento acustico di Seagull) e meno attento alle direttive di un Brian May assoluto dittatore (in senso buono) di ciò che accade on stage, allora perfino un certo Freddie potrebbe tirare un sospiro di sollievo, osservando dall’alto di una nuvola come i suoi vecchi compagni se la stiano cavando alla grande.

Perché, nonostante i momenti simpatici (si veda un Roger Taylor intento a suonare un assolo di batteria collegato a I’m In Love With My Car mentre un roadie gli monta in diretta il suo amato strumento) e quelli più smaccatamente commoventi (una versione voce e chitarra di Love Of My Life eseguita dallo stesso May e dedicata indovinate un po’ a chi), per non parlare di quelli epici (un lungo assolo di Brian culminante in Bijoux e Last Horizon), è innegabile che la carretta la tiri sempre il buon Paul andando a rispolverare classici graditi del suo repertorio (Bad Company e Feel Like Making Love), rinvigorendo di carne e sangue una C-lebrity che su disco non ci aveva proprio entusiasmato e superando nuovamente la fatidica prova in canzoni assolutamente non facili come I Want To Break Free, Crazy Little Thing Called Love e The Show Must Go On (e qui il Forum ha tremato sul serio). Filologie e scosse sismiche a parte, quello dei Queen + Paul Rodgers è soprattutto un concerto devoto alla celebrazione del mito e perciò ben vengano le versioni da stadio di Radio Gaga, Bohemian Rhapsody (cantata da un Mercury “virtuale” apparso all’improvviso sul megaschermo) e del lungo filotto di bis composto da Cosmos Rockin’ (in una versione talmente glam da far invidia ai Mott The Hoople), All Right Now, We Will Rock You, We Are The Champions e, ovviamente, God Save The Queen. La nuova We Believe? Purtroppo non pervenuta. La blueseggiante Voodoo? Nemmeno. Riassumendo, la formula non ha ancora mostrato la corda ma quando i Queen + Paul Rodgers avranno finalmente il coraggio di tramutarsi in Paul Rodgers + Queen i concerti perderanno quella patina di nostalgia e magari i nostri eroi riusciranno anche ad incidere un altro News Of The World o The Miracle. E Freddie, dal suo paradiso, approverà di sicuro...
Simone Sacco