Peter Gabriel

Ovo
Mario Giammetti
19 Giugno 2007

The Millennium Show

La Bottega di Mastro Pietro

36 CD in 7 anni

The Making Of UP

Lou Reed intervista Peter Gabriel

Real World, anno 11

Non è propriamente il nuovo album di Peter Gabriel, il famigerato Up la cui lavorazione dura ormai da ??? anni. Ovo è la colonna sonora del Millennium Show, spettacolo ospitato dal discusso Millennium Dome di Londra. Ecco la genesi del disco e dello show, un mare di notizie sugli ultimi progetti dell’ex Genesis, un dettagliatissimo making of dell’album Up e… Lou Reed che intervista Gabriel in occasione del decennale dell’etichetta Real World.

Greenwich è un sobborgo di Londra sulla riva destra del Tamigi, il cui celeberrimo osservatorio, fondato nel 1675, è dal 1884 il punto di riferimento per la misura della longitudine. Per esso passa il primo meridiano, che regola i fusi orari di tutto il mondo. Il governo inglese, nel 1998, comincia a pensare a un progetto multimediale da inaugurare nel 2000 per celebrare il nuovo millennio: una cupola enorme che vada a coprire una grandissima struttura da adibire a una sorta di museo tecnologico. L’intenzione è installare all’interno della cupola uno spettacolo principale, la cui realizzazione viene affidata a Mark Fisher, un architetto-designer che gli appassionati di rock ben ricordano in quanto ha progettato, nel corso degli anni, alcuni dei palchi più incredibili che si siano mai visti, come quelli del tour di The Wall dei Pink Floyd, lo Zoo TV Tour degli U2, Phil Collins, R.E.M., Rolling Stones e altri ancora. Fisher tenta immediatamente di conivolgere Peter Gabriel, il quale in un primo momento si mostra scettico, a causa soprattutto del giro incredibile di denaro che circonda l’iniziativa fin dall’inizio. Ma la tentazione di partecipare a qualcosa di così multimediale è troppo grande per Gabriel: "Spiegai a Fisher che se si trattava solo di musica non ero interessato, ma se cercava un partner per cercare di costruire qualcosa di emozionante si poteva anche fare. Ultimamente sto cercando di ridefinire il mio lavoro da musicista a designer di esperienze, e qui c’era l’opportunità di fare qualcosa su una scala enorme". Quando vengono resi noti i primi costi enormi dell’iniziativa, i mass media inglesi si scagliano contro il governo. Un’accusa in parte condivisa dallo stesso Peter, ma "quando è diventato evidente che l’idea sarebbe andata avanti, ho capito che non potevo perdere l’opportunità di partecipare alla creazione di qualcosa di veramente nuovo e insolito. Se esiste un solo progetto in grado di pompare un pizzico di emozione nella depressa negatività inglese, ne varrà sicuramente la pena". Una volta accettato l’incarico Peter parla con Peter Mandelson, all’epoca boss del Dome, proponendogli delle idee di base che mutuano diversi input dal suo personale parco di divertimenti di cui vaneggia da anni (vedi box). Ovviamente, per il fatto stesso di aver accettato l’incarico, Gabriel non sfugge alle critiche. Inizialmente qualche giornale insinua che il suo coinvolgimento derivi dall’opportunità di far conoscere il suo lavoro ai 12 milioni di persone che presumibilmente andranno a visitare la cupola. In un articolo pubblicato il 13 gennaio del 1999, il Financial Times arriva ad accusare Gabriel di nepotismo, e l’artista è costretto a replicare: "Lo scorso anno ho ricevuto quattro inviti a collaborare su diversi progetti relativi al millennio, due dall’America e due dall’Europa. Uno consisteva nella nomina a direttore artistico del padiglione a tema per Expo 2000 di Hannover, l’altro proveniva da Mark Fisher, che mi ha invitato ad essere il suo partner per creare un’esperienza musicale e visuale per la cupola. Comunque nessuno di questi inviti ha nulla a che fare con le mie simpatie politiche né con donazioni di alcun genere, e, nonostante tutti i miei impegni, ho preferito essere coinvolto nel progetto piuttosto che unirmi al coro di accuse, poiché sono convinto che ci sia la grossa opportunità di creare qualcosa di insolito ed emozionante in una magnifica costruzione". Peter Gabriel e Mark Fisher trascorrono un anno per concepire la storia e per iniziare a disegnare lo spettacolo; terminata questa lunga e laboriosa fase, le strade dei due si dividono temporaneamente: Gabriel comincia a scrivere le musiche, Fisher a progettare la produzione.

La storia di OVO

Lo spettacolo racconta la storia di tre fasi dell’evoluzione della specie umana, attraverso le vite di tre generazioni di una famiglia in transizione, divisa da conflitti interni e dai grandi cambiamenti che li attraversano. La famiglia è composta da Theo, sua moglie Beth, e i loro due figli, Ion e Sofia. Questa famiglia fa parte della Earth People (gente di terra), ma il pianeta è abitato anche da esseri volanti, gli Skypeople. All’inizio le due comunità vivono in armonia, ma col dipanarsi della storia, che si sviluppa in tre atti che simbolizzano, rispettivamente, l’era naturale, l’era industriale e tecnologica e l’era post industriale, le cose prendono una piega diversa. I problemi sorgono nel momento in cui Sofia si innamora di Skyboy, uno degli Skypeople. Ossia l’estraneo di cui la gente normale ha paura (e qui vi sono forti analogie col personaggio di Mozo – vedi box). Quando accidentalmente Theo perisce in un incendio che brucia il granaio dove sono conservate tutte le provviste, suo figlio Ion converge la sua rabbia contro gli Skypeople e, approfittando del suo talento con le macchine, convince il suo popolo a costruire una torre metallica che li isolerà dai loro presunti nemici, catturando inoltre Skyboy e condannandolo all’amputazione delle ali. Sofia, con la complicità della madre Beth, riesce a liberare Skyboy, ma intanto scattano meccanismi di guerra fra le due fazioni e nasce uno scontro cruento, al termine del quale Ion si rende conto di aver distrutto il mondo rurale e pacifico che aveva costruito suo padre, buttandosi già dalla torre. Gli Sypeople fanno crollare la torre con l’esplosivo uccidendo anche Beth, lasciando quindi Sofia sola con il suo amore per Skyboy. A seguito di un terribile diluvio (ricordate Here Comes The Flood, dal primo album di Gabriel del 1977?), la terra subisce dei notevoli cambiamenti che ne capovolgono la struttura, mentre dalla coppia nasce Ovo, alle cui piccole mani viene simbolicamente affidato il destino del suo popolo: adagiato in un cesto fatto di rami (e qui torna invece alla memoria il bambino nudo dormiente in un giaciglio già simbolo del cd-rom Eve), Ovo viene lasciato fluttuare nell’acqua verso un futuro incerto ma pieno di speranza. Ispirato nel concepimento della storia dalla visione mistica di William Blake in Songs Of Innocence And Experience e dagli ammonimenti sui pericoli dello sviluppo della biotecnologia contenuti nel libro The Biotech Century: Harnessing The Gene And Remarking The World di Jeremy Rifkin, Peter Gabriel riassume così il concept: "Nei cinque personaggi si possono leggere diversi stadi dell’umanità. Theo rappresenta la tradizione, il patriarca che ama la terra e ogni cosa che cresce da essa. Beth una madre che sa troppo e tenta di mediare, finché la sua famiglia non viene minata dalla sfida e dall’inganno. Ion è il figlio che ama la tecnologia e avvia una rivoluzione per liberare la sua gente, che invece finirà col rendere schiava. Sofia osa resistere e si innamora di un estraneo, così scoprendo il misterioso connubio fra natura e tecnologia e resistendo alle pressioni familiari per amore dello Skyboy. E Skyboy è l’estraneo i cui sogni, nati dalla malizia e dalla seduzione, si tramutano in ribellione. Il loro bambino, Ovo, nato nell’era del diluvio, viene mandato in un nido galleggiante che naviga nel cielo, verso un futuro incerto".

Lo spettacolo

Completate le idee di base, Mark e Peter uniscono le loro forze a quelle di altri creativi: il coreografo Micha Bergese, già co-fondatore del London Contemporary Dance e direttore del Circus Space di Londra, nonché coreografo personale di Mick Jagger; Keith Khan, costumista, designer e creativo che ha lavorato praticamente in ogni espressione artistica (teatro, opera, cinema, televisione); e il mago delle luci Patrick Woodroffe, che ha disegnato e illuminato gli spettacoli di molti dei nomi più importanti della musica (incluso Gabriel) e della moda, nonché la Serpentine Gallery. Infine a Robert Lepage, il regista franco-canadese che aveva già collaborato con Gabriel per la creazione del palco del Secret World Tour, viene affidato lo steering. Nell’estate 1998 cominciano le ricerche per giovani dai 17 ai 30 anni con almeno quattro anni di esperienza in atletica, board diving, circo, danza, ginnastica, arti marziali, rock climbing e trampolino. Alla fine vengono selezionati 162 artisti inglesi, europei, americani, australiani e canadesi che hanno dimostrato il necessario coraggio e abilità per lavorare ad altezze considerevoli. Novanta di essi vengono istruiti in discipline aeree, mentre i restanti 72 sono attori e ballerini che operano a terra. Tutti seguono un programma intensivo creato per loro dal Circus Space e accreditato dalla Central School Of Speech And Drama. Al termine dei durissimi allenamenti viene effettuata la selezione finale dei partecipanti a uno spettacolo che utilizza attrezzature espressamente create, come trampoli a razzo ammortizzati, piattaforme a vela per tuffatori, tutte cose che consentono imprese di abilità e spericolatezza fatte apposta per dare i brividi e lasciare il pubblico a bocca aperta. Il 16 settembre 1999, alla presenza di Peter e di un pubblico selezionato, viene provata un’anteprima dello spettacolo costituita da un assaggio di sei minuti, mentre il 31 dicembre si tiene la prima ufficiale. A partire dal primo gennaio 2000, la performance viene rappresentata per tre volte al giorno (da due cast diversi che si alternano). Quando gli spettatori entrano nell’arena centrale che si trova al centro della cupola, uno degli spazi coperti più ampi del mondo, assistono, seduti o in piedi, a quindici minuti di pre-show, durante i quali gli attori si muovono in mezzo a loro prima che inizi lo spettacolo vero e proprio, che dura 25 minuti. Con il suo budget di 25 milioni di sterline, il Millennium Show si colloca come lo spettacolo più costoso mai realizzato in Gran Bretagna. "A me e Mark Fisher", ha dichiarato Gabriel, "era stato chiesto di fare qualcosa che riflettesse un po’ del passato, del presente e del futuro, quindi abbiamo pensato di realizzarlo in tre atti. Il primo atto, focalizzato nella natura, è ambientato in tempi agricoli e preistorici; nel secondo c’è il periodo industrializzato, mentre il terzo atto si sposta nel futuro e dunque integra natura e tecnologia. È una favola che coinvolge la natura e l’uomo attraverso spettacolo, arte e visualità, suono, profumi e colori." "Ci sono infinite possibilità connesse alla creazione di uno spettacolo così emozionale e potente", aggiunge Mark Fisher. "La storia è raccontata nello stile di una enorme pièce teatrale, un’esperienza magnifica, dove ciascuno si spinge ai confini di quanto è stato fatto in precedenza." "Ecco come si trasforma la realtà virtuale in realtà reale", conclude Micha Bergese. "La nostra sfida era girare pagina, e dare un linguaggio ai performer. Per quanto siamo in uno spazio enorme, nessuno è tanto lontano da non poter vedere le espressioni del viso di tutti gli artisti. Il contenuto emozionale può essere chiaramente compreso attraverso il linguaggio dei movimenti e le elettrizzanti performance fisiche."

Il disco

Pubblicato il 5 giugno in tutto il mondo, Ovo è un prodotto accuratissimo, nella più consolidata tradizione gabrieliana. Il packaging della prima versione, che è stata messa in vendita esclusivamente tramite la Real World e direttamente presso il Millennium Dome a partire da Pasqua, è straordinariamente curato: all’interno di una confezione cartonata vi sono, oltre al normale cd, a sua volta comprensivo di dettagliate note di copertina, un cd singolo e un ulteriore libretto di 48 pagine dove è illustrata tutta la storia di Ovo in fumetti disegnati da Georges Crisci con un tratto che in qualche occasione cita abbastanza spudoratamente Salvador Dalì. Il cd singolo aggiunto contiene The Story Of Ovo nella Rasco’s Rap Version, che nella versione definitiva, non in nostro possesso al momento di andare in stampa, dovrebbe essere invece cantata da Neneh Cherry. Nel cd singolo è inoltre contenuta una traccia cd-rom che rappresenta un filmato di circa cinque minuti dove vengono rielaborate molte parti musicali provenienti dal cd audio supportate da immagini rallentate e accelerate con una visuale abbastanza distorta, quasi come se si stesse guardando lo spettacolo dall’alto attraverso le lenti di un caleidoscopio. Il contenuto musicale è una elettrizzante miscela di stili. "Oltre a trarre linfa da molti riferimenti all’interno delle nostre tradizioni folk", ha spiegato Gabriel, "la musica di Ovo si ispira anche alle origini culturali delle tante persone che oggigiorno compongono la cultura britannica contemporanea. Questa stratifica elementi asiatici, africani, dell’Est centrale, australiani ed europei, contro un ritorno di fiamma britannico prevalentemente contemporaneo. Per questo motivo abbiamo usato un’attrezzatura molto variegata, dall’hurdy gurdy del 12° secolo al didgeridoo, passando dai ritmi pulsanti della Dhol Foundation ai fiati nostalgici della Black Dyke Band, dai lamenti arabi al drum’n’bass, fino ai momenti più meditativi con le sezioni d’archi. Questa soundtrack è un mix davvero eclettico dei grandi cambiamenti che stiamo vivendo e, per quanto mi riguarda, ne sono molto orgoglioso, poiché, avendo studiato un intero arco di referenze folk e poi guardando verso il futuro, ho realizzato qualcosa che non avevo mai fatto prima." Poiché Gabriel ha lavorato a queste musiche nel mezzo di svariati altri progetti (Up in primo luogo, ma anche le numerose collaborazioni sfociate in vari dischi, session e partecipazioni), i suoi principali collaboratori, più che la sua solita band, sono stati Richard Evans e Richard Chappell, entrambi nelle vesti di programmatori, polistrumentisti e ingegneri del suono. Inizialmente l’idea era lavorare contemporaneamente a Up e alla musica per il Millennium, affidando questa alle mani di Evans e la gestazione del nuovo album in quelle di Chappell. A un certo punto, però, anche tenendo conto del fatto che Gabriel era personalmente coinvolto pure negli aspetti visuali, i due tecnici hanno deciso di convogliare tutte le energie per la musica per la cupola, considerando che questa aveva una scadenza ben precisa. Una volta appurato che la storia si sviluppava in tre periodi diversi, i due Richard hanno cominciato a selezionare il materiale fra le circa 120 canzoni o idee affiorate nell’arco di ben 18 mesi di lavoro continuativi. Oltre a Evans e Chappell, come accade frequentemente nei lavori di Peter Gabriel, nel disco compaiono i contributi di una quantità enorme di musicisti (una cinquantina!), di varia estrazione. I fedelissimi (il chitarrista David Rhodes, il batterista Manu Katche, il bassista Tony Levin, il violinista Shankar) hanno un ruolo meno prominente del solito, lasciando spazio a tanti altri, fra cui un paio di gruppi di percussionisti (la Dhol Foundation e gli Adzido Drummers), una sezione d’archi di otto elementi (la Electra Strings) e gli ottoni della Black Dyke Band diretta da James Watson, che Gabriel ha conosciuto quando ha interpretato il brano That’ll Do scritto da Randy Newman per la colonna sonora del film per bambini Babe: Pig On The City (e che si guadagnò persino una nomination all’Oscar dell’anno scorso). Ma, soprattutto, per la prima volta in un disco di Peter Gabriel, ci sono ben sei cantanti solisti, che dividono con il leader le parti vocali: Richie Havens (il leggendario reduce di Woodstock, al cui posto era inizialmente prevista la presenza di Ray Charles), Elizabeth Fraser (angelica voce dei Cocteau Twins), Iarla Ó Lionáird (cantante degli Afro Celt Sound System), Paul Buchanan (leader dei Blue Nile) e un paio di cantanti emergenti, Omi Hall e Alison Goldfrapp (che ha recentemente firmato per la Mute). Certamente appare curioso che una delle voci oggettivamente più belle della storia del rock abbia lasciato spazio ad altri vocalist per questo progetto ma, d’altra parte, l’assunto stesso del concept necessitava di varietà timbrica. "Ho amato moltissimo lavorare con i cantanti, che hanno aggiunto molto alla musica. Quelle di Elizabeth, Paul, Alison, Iarla e Richie sono fra le mie voci preferite da tempo, e sono onorato della loro partecipazione. Le loro performance hanno coperto un vero ampio raggio di emozioni che ha portato la famiglia e Ovo alla vita."
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PETER GABRIEL
Ovo
(Real World/Virgin)

Non si tratta del nuovo album di canzoni di Peter Gabriel, che – chissà quando… – rappresenterà il seguito vero e proprio di Us del 1992. Però Ovo è già un piccolo caso, perché l’album è, oggettivamente, un ottimo lavoro, pieno di influenze, stili e ispirazione fino a scoppiare. D’altra parte Gabriel ci ha abituati ad opere eccelse nel campo delle colonne sonore (si pensi a Birdy e, ancor più, a quella mirabile fusione di musica etnica e contemporanea che era Passion), anche se questa volta la musica non deve commentare immagini cinematografiche, ma acrobazie di giocolieri e ballerini che rappresentano tre fasi dell’evoluzione della specie umana. Nell’ora di musica che riempie il disco troviamo dunque una miscela di influenze estremamente variegata, che alterna un Gabriel piacevolmente irriconoscibile (valga per tutti l’esempio di The Weavers Reel, una festosa giga di stampo irlandese con James McNally a bodhran, whistle e accordion) accanto al compositore di ballate per piano e voce che più amiamo, come nella struggente Father, Son che, peraltro, è l’unico episodio cantato interamente da lui. Già, perché su questo disco, in mezzo a una cinquantina di collaboratori (!), compaiono dei vocalist a dir poco inattesi, da Elizabeth Fraser dei Cocteau Twins e Paul Buchanan dei Blue Nile (che duettano su Downside-Up e Make Tomorrow, entrambi fra gli episodi migliori del disco) a Iarla O’Lionaird, che canta in gaelico la magnifica apertura di Low Light, fino a Richie Havens, il cui vocione impreziosisce The Time Of The Turning. Ma tutto il disco continua a fluttuare fra sorprese e conferme: alla prima categoria appartengono strumenti come il didgeridoo e l’hurdy gurdy, ma anche l’impensabile recupero delle chitarre a 12 corde e il massiccio uso di sezioni di archi e di ottoni; fra le conferme, la furia percussiva di due ensemble denominati Adzido Drummers e Dhol Foundation, il cui lavoro si incastona con le programmazioni ritmiche, le atmosfere cupe create dai sintetizzatori e un rock industriale volutamente fastidioso. Quando il disco termina, ripensando alla leggendaria lentezza di Gabriel, una considerazione sorge spontanea: questo progetto è stato concepito e pubblicato nel giro di un anno e mezzo, un lasso di tempo che, a uno come lui, solitamente occorre per programmare una tastiera. Ecco, forse Gabriel, considerando l’indiscutibile valore di questo album, pur con i limiti di una soundtrack, farebbe bene a prendere in considerazione l’idea di acquisire un po’ di immediatezza, e ammettere che per sfornare un grande disco non sempre è necessario metterci dieci anni…

(m.g.)
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THE MILLENNIUM SHOW

Il Millennium Dome è un gigantesco e ultratecnologico tendone costruito a sud di Londra, ricco di attrazioni multimediali grazie alle quali ogni visitatore è invitato a condurre un viaggio alla scoperta del corpo umano e della sua mente. Fulcro centrale di tutta la struttura è il Millenium Show concepito da Mark Fisher e Peter Gabriel, che si svolge in una arena centrale dalle dimensioni paragonabili a quelle di Trafalgar Square, pronta ad accogliere complessivamente 35.000 spettatori nell’arco dei tre spettacoli quotidiani e interpretato da due cast per complessivi 120 performer e 10 solisti che si alternano giornalmente per non sovraffaticarsi.Il pubblico ha la possibilità di vedere lo show sia negli spalti intorno all’arena, sia seduto sul pavimento, in modo da avere un coinvolgimento ancora più diretto e suggestivo. La primissima impressione osservando lo spettacolo è la somiglianza con una compagnia canadese probabilmente non molto conosciuta in Italia chiamata Cirque Du Soleil, che, con entusiasmanti spettacoli come Quidam, Mystere, Saltimbanco e O, da anni incanta i teatri europei ed americani con uno spettacolo dal simile aspetto scenico, coreografico e costumistico. La durata complessiva di 40 minuti del Millennium Show è suddivisa in due parti: un preshow di 15 minuti, nel quale le musiche introduttive di Peter Gabriel sottolineano l’entrata nell’arena dei danzatori e delle diverse strutture mobili (che serviranno allo svolgimento dello spettacolo), ed una seconda parte di 25 minuti, dove lo show si sviluppa in uno spettacolare crescendo di danza, musica, acrobazia, con le raffinatissime idee scenografiche studiate dal coreografo Micha Bergese e gli elaboratissimi costumi disegnati da Keith Khan. Tre strutture tubolari con una grande ruota metallica si sollevano durante lo spettacolo per creare un ideale collegamento tra la terra e il cielo, mentre l’imponente torre di Babele (simbolo dell’incomunicabilità) si proietta verso l’alto nel momento di maggior tensione emotiva, supportata da abbaglianti esplosioni pirotecniche. Splendide le evoluzioni degli acrobati che, con centinaia di fasce lunghissime e coloratissime, trasformano in pochi secondi le scenografie proiettandoci all’interno di atmosfere a volte magiche ed eteree, a volte più drammaticamente cariche di pathos. Incredibili strutture metalliche appaiono all’improvviso da terra o si muovono dai lati dell’arena per indirizzare e guidare i movimenti degli acrobati e la loro complessità visiva è così forte che quasi sembra possano crollare da un momento all’altro. Alcuni danzatori vestiti con costumi di dimensioni spropositate ed apparentemente molto ingombranti camminano intanto volutamente incerti fra il pubblico su sottilissimi trampoli dando l’impressione di cadere da un momento all’altro; altri ballerini agghindati con coloratissimi costumi volteggiano pericolosamente nell’aria ed in maniera improvvisa sembrano precipitare dall’alto sul pubblico. Ogni singolo movimento, apparentemente casuale, è invece calcolato nei minimi dettagli, ed ha richiesto una severa selezione ed una accurata preparazione atletica di oltre un anno e mezzo per riuscire a raccontare la storia di due famiglie attraverso i propri conflitti e le proprie trasformazioni nel corso di alcune generazioni. Particolarmente emotivo è l’incontro tra Sophia e Skyboy: una danza romantica e sensuale che si svolge ad oltre 20 metri di altezza e che rappresenta l’incontro tra due razze diverse fra loro che nel corso degli anni cercheranno di rompere questa barriera di separazione e di incomunicabilità a favore di una simbiosi e di un desiderio di armonia reciproca.The Millennium Show è uno spettacolo imperdibile per chi passa da Londra, che ha il pregio di poter tranquillamente essere apprezzato perfino da un pubblico giovanissimo (fosse anche solo per le soluzioni sceniche e per le trovate coreografiche assolutamente coinvolgenti), la cui unica pecca è invece rappresentata da una trama narrativa non particolarmente intrigante e visivamente poco comprensibile, se non dopo aver letto attentamente la guida al Millenium Show prontamente venduta intorno all’arena.

Stefano Tucciarelli
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LA BOTTEGA DI MASTRO PIETRO

Che Peter Gabriel fosse un artista fuori dagi schemi lo si era capito fin dai tempi dei Genesis, quando i suoi travestimenti e le sue storie surreali inventate lì per lì sul palco catalizzavano le attenzioni del pubblico. Ma tutta la sua carriera è costellata di idee ambiziose, spesso irrealizzabili, che hanno affiancato la sua attività musicale, talvolta prendendo addirittura il sopravvento, e non è azzardato affermare che, se non ci fosse stato Peter Gabriel, il termine multimedialità avrebbe forse avuto un significato più ristretto. Proprio il tour successivo all’ultimo album di studio con i Genesis, The Lamb Lies Down On Broadway, rappresentò infatti uno dei primi tentativi di spettacolo multimediale; era il 1974 e, nonostante i mezzi assai limitati dell’epoca, 1450 diapositive proiettate su tre schermi interagivano con la musica dei Genesis e con la ben nota teatralità del cantante, che a un certo punto appariva deformato da una mise rivoltante, atta a rappresentare l’amorfo detto Slipperman, e che in un altro momento dello spettacolo veniva ‘clonato’ da un manichino messo al lato opposto del palco, lasciando al pubblico il compito, tutt’altro che facile, di distinguere il Gabriel vero da quello falso. Sfortunatamente mai filmato, lo spettacolo di The Lamb sarebbe dovuto diventare, negli anni a seguire, un film diretto dal regista cileno Alejandro Jodorowsky (El Topo, La Montagna Sacra), cosa che però non si è mai concretizzata per la mancanza di un’adeguata copertura finanziaria. La stessa motivazione ha frenato altri progetti gabrieliani, dall’Experience Park a Mozo, elementi dei quali sono peraltro presenti nel Millennium Show. Basandosi su un’idea di Carl Gustav Jung, Gabriel comiciò a pensare all’Experience Park nel 1986 come a un parco di divertimenti alternativo a Disneyland, dove l’utente naviga attraverso simulazioni delle proprie fobie con un pulsante d’emergenza da premere in caso di panico. Ancora più antica l’idea dietro Mozo, un’opera ispirata a Gabriel addirittura nel ‘76 dalla lettura del trattato medievale Aurora Consurgens, e dedicata a un emarginato che vive nella discarica di rifiuti di una città, rappresentando l’alieno di cui le persone normali hanno paura. Gabriel pensava ad uno spettacolo che avrebbe dovuto essere rappresentato facendo interagire attori, musicisti e burattinai cecosclovacchi con musica, filmati, cartoni animati e video, in una sorta di teatrino viaggiante, attrezzando nelle sale poltrone munite di pulsanti per poter consentire al pubblico di intervenire creativamente nello show. Un teatrino viaggiante abbastanza vicino a quello che Gabriel sarebbe riuscito ad allestire durante il tour americano del 1993 con The Mindblender: un progetto teatrale interattivo fra musica, video e partecipazione del pubblico installato nelle fiere e diretto dal regista Brett Leonard, già autore del film simbolo della realtà virtuale, The Lamnower, sulla base del videoclip di Kiss That Frog. Negli ultimi anni, oltre ad aver disegnato un orologio della Swatch chiamato Adam, Peter Gabriel si è dedicato in particolare alla realizzazione di due straordinari cd-rom, Xplora 1 del 1993 e Eve del 1997, che non a caso hanno fatto incetta di premi nei concorsi delle rispettive categorie. Gabriel unisce, in Xplora 1, alla musica e a visite guidate agli studi Real World e al catalogo di dischi dell’etichetta, la possibilità, per l’utente, di interagire con gli artisti, componendo il proprio missaggio personale del brano Digging In The Dirt, oppure scegliendo personalmente quali musicisti far partecipare e quali escludere alla jam session virtuale guidata da Brian Eno. Più propriamente un gioco, Eve (Evolutionary Virtual Environment) si prefigge l’obiettivo di ricomporre il nucleo originale di Adamo ed Eva, alla ricerca del paradiso. Arricchito dalle musiche di quattro brani di Gabriel, peraltro tutti editi, Eve si avvale della collaborazione di quattro artisti contemporanei: Yayoi Kusama, Helen Chadwick (prematuramente scomparsa subito dopo aver completato quest’opera), Cathy de Monchaux e Nils Udo.

(m.g.)
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36 CD IN 7 ANNI...
Le collaborazioni

1993

    _Akira Inoue: Snowflake
    Gabriel legge il racconto Snowflake di Paul Gallico

    _ Peace Together: Peace Together
    Voce in Be Still

1994

    _ Artisti Vari: Natural Born Killers OST
    Interpreta Taboo con Nusrat Fateh Ali Khan

    _ Artisti Vari: The Glory Of Gershwin

Interpreta Summertime

    _ Artisti Vari: Philadelphia OST

Interpreta Lovetown

    _ Tony Childs: The Woman’s Boat
    Ai cori in I Met A Man

    _ Milton Nascimiento: Angelus
    Voce in Qualquer coisa a haver com o paraiso

    _ Manu Dibango: Wakafrika
    Ai cori in Biko

1995

    _ Artisti Vari: Tower Of Song - The Songs Of Leonard Cohen

Interpreta Suzanne

    _ Artisti Vari: Strange Days OST
    Interpreta While The Earth Sleeps con i Deep Forest

    _ Artisti Vari; Virtuosity OST
    Interpreta Party Man, attribuita a The Worldbeaters and Peter Gabriel

1996

    _ Artisti Vari: Phenomenon OST
    Contiene un remix di I Have The Touch con una strofa in più

    _ Joy Askew: Tender City
    Ai cori in I’m Still Looking For A Home

    _ Paula Cole: This Fire
    Voce in Hush hush hush

    _ Joseph Arthur: Big City Secrets
    Ai cori in Mercedes

    _ Lionel Richie: Louder Than Words
    Ai cori in Ordinary Girl

1997

    _ Artisti Vari: Jungle 2 Jungle
    Interpreta Shaking The Tree ’97 (Jungle Version) feat. Shaggy

    _ Artisti Vari: Diana Princess Of Wales Tribute

Interpreta In The Sun

1998

    _ Hector Zazou: Lights In The Dark
    Ai cori in Caoineadh na dirì muire (Keening Of The Three Marys)

    _ Maryam Mursal: The Journey
    Ai cori in Kufilaw

    _ Sister Soleil: Soularium
    Improvvisazioni vocali in Blind

    _ Russel Mills/Undark: Pearl+Umbra
    "Muted howls" in Causes Cause Causes

    _ Artisti Vari: City Of Angels OST

Interpreta I Grieve

    _ Artisti Vari: Babe – Pig In The City

Interpreta That’ll Do

1999

    _ Artisti Vari: Refuge – A Benefit For The People Of Kosova
    Contiene Broken Line (testo di Melanie Gabriel, musica di Peter Gabriel, Melanie Gabriel e Joy Askew)

    _ AA.VV: The Struggle Continues
    Interpreta Get Up Stand Up, Signal To Noise, In Your Eyes, Shaking The Tree, e Seven Seconds, ai cori. Si tratta del video e del dvd del concerto a Parigi per Amnesty International del dicembre 1998, in occasione del 50° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

2000

    _ Youssou N’Dour: Joko
    Ai cori in This Dream

1995-2000: Real World Notes

    È la rivista semestrale pubblicata da Real World: ogni numero contiene un enhanced cd con una compilation audio e sempre nuove tracce interattive. Questi i brani di Gabriel fino a oggi pubblicati: Lovetown (sia audio che video), Seven Zero (scritta per Greenpeace), Signal To Noise (solo traccia video dal concerto VH-1 Honors, con Nusrat Fateh Ali Khan), We Do What We’re Told – Milgram’s Progress (versione rimasterizzata tratta dalla colonna sonora del film"Angel Baby), Taboo (con Nusrat Fateh Ali Khan), In The Sun, Brimstone (sigla di una serie tv americana), That’ll Do e 100 Days To Go (versione primitiva del brano The Tower That Ate People pubblicato successivamente su"Ovo: The Millennium Show)

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THE MAKING OF UP
di David Pye e Tommaso Ridolfi

A metà fra diario e scheda tecnica, ecco il making of del nuovo album di Peter Gabriel Up, ormai diventato uno dei dischi dalla genesi più laboriosa della storia del rock.

1995

Primavera: Dopo le fatiche del lunghissimo Secret World Tour e la pubblicazione dell’album e del video Secret World Live, Peter Gabriel e Richard Chappell trascorrono otto settimane sulle Alpi Francesi lavorando su nuove idee lontani dalle distrazioni quotidiane di Real World. Le registrazioni vengono effettuate di notte mentre i giorni sono dedicati allo snowboarding…

23-29 luglio: Real World Recording Week.

Ottobre: Peter, Richard e Meabh Flynn trascorrono tre mesi a Dakar, in Senegal. Le session danno vita a oltre 70 idee, a ciascuna delle quali viene dato un titolo provvisorio e una rappresentazione grafica disegnata da Peter. La maggior parte di tali idee consistono, secondo le parole di Richard Chappell, di "un groove, una qualche struttura di accordi e una melodia vocale".

1996

28 aprile: Ai VH1 Honors Awards. Peter presenta in anteprima il brano Signal To Noise, insieme a Nusrat Fateh Ali Khan, e afferma che la canzone farà probabilmente parte del prossimo album.

Marzo: Un altro periodo di registrazioni a Meribel, Francia. David Rhodes si unisce a Peter, Richard e Meabh. Di nuovo, gran parte del tempo è dedicato allo snowboard.

Estate: Qualcuno domanda a Peter informazioni circa l’uscita dell’album: "Una data per la pubblicazione? Direi per la fine di quest’anno o l’inizio del prossimo".

4 ottobre-4 novembre: Si tiene una lunga session di registrazioni nella Big Room (l’unico studio grande a sufficienza, dove viene installato un nuovo banco di mixaggio Neve) cui partecipano David Rhodes, Tony Levin e Manu Katché. Manu adopera diversi kit di batteria e percussioni (due set convenzionali, un set ‘etnico’ e persino una batteria giocattolo). David usa PETER GABRIEL
OVO
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    Peter Gabriel: Ovo
    The Millennium Show
    La Bottega di Mastro Pietro
    36 CD in 7 anni
    The Making Of UP
    Lou Reed intervista Peter Gabriel
    Real World, anno 11

di Mario Giammetti

Non è propriamente il nuovo album di Peter Gabriel, il famigerato Up la cui lavorazione dura ormai da ??? anni. Ovo è la colonna sonora del Millennium Show, spettacolo ospitato dal discusso Millennium Dome di Londra. Ecco la genesi del disco e dello show, un mare di notizie sugli ultimi progetti dell’ex Genesis, un dettagliatissimo making of dell’album Up e… Lou Reed che intervista Gabriel in occasione del decennale dell’etichetta Real World.

Greenwich è un sobborgo di Londra sulla riva destra del Tamigi, il cui celeberrimo osservatorio, fondato nel 1675, è dal 1884 il punto di riferimento per la misura della longitudine. Per esso passa il primo meridiano, che regola i fusi orari di tutto il mondo. Il governo inglese, nel 1998, comincia a pensare a un progetto multimediale da inaugurare nel 2000 per celebrare il nuovo millennio: una cupola enorme che vada a coprire una grandissima struttura da adibire a una sorta di museo tecnologico. L’intenzione è installare all’interno della cupola uno spettacolo principale, la cui realizzazione viene affidata a Mark Fisher, un architetto-designer che gli appassionati di rock ben ricordano in quanto ha progettato, nel corso degli anni, alcuni dei palchi più incredibili che si siano mai visti, come quelli del tour di The Wall dei Pink Floyd, lo Zoo TV Tour degli U2, Phil Collins, R.E.M., Rolling Stones e altri ancora. Fisher tenta immediatamente di conivolgere Peter Gabriel, il quale in un primo momento si mostra scettico, a causa soprattutto del giro incredibile di denaro che circonda l’iniziativa fin dall’inizio. Ma la tentazione di partecipare a qualcosa di così multimediale è troppo grande per Gabriel: "Spiegai a Fisher che se si trattava solo di musica non ero interessato, ma se cercava un partner per cercare di costruire qualcosa di emozionante si poteva anche fare. Ultimamente sto cercando di ridefinire il mio lavoro da musicista a designer di esperienze, e qui c’era l’opportunità di fare qualcosa su una scala enorme". Quando vengono resi noti i primi costi enormi dell’iniziativa, i mass media inglesi si scagliano contro il governo. Un’accusa in parte condivisa dallo stesso Peter, ma "quando è diventato evidente che l’idea sarebbe andata avanti, ho capito che non potevo perdere l’opportunità di partecipare alla creazione di qualcosa di veramente nuovo e insolito. Se esiste un solo progetto in grado di pompare un pizzico di emozione nella depressa negatività inglese, ne varrà sicuramente la pena". Una volta accettato l’incarico Peter parla con Peter Mandelson, all’epoca boss del Dome, proponendogli delle idee di base che mutuano diversi input dal suo personale parco di divertimenti di cui vaneggia da anni (vedi box). Ovviamente, per il fatto stesso di aver accettato l’incarico, Gabriel non sfugge alle critiche. Inizialmente qualche giornale insinua che il suo coinvolgimento derivi dall’opportunità di far conoscere il suo lavoro ai 12 milioni di persone che presumibilmente andranno a visitare la cupola. In un articolo pubblicato il 13 gennaio del 1999, il Financial Times arriva ad accusare Gabriel di nepotismo, e l’artista è costretto a replicare: "Lo scorso anno ho ricevuto quattro inviti a collaborare su diversi progetti relativi al millennio, due dall’America e due dall’Europa. Uno consisteva nella nomina a direttore artistico del padiglione a tema per Expo 2000 di Hannover, l’altro proveniva da Mark Fisher, che mi ha invitato ad essere il suo partner per creare un’esperienza musicale e visuale per la cupola. Comunque nessuno di questi inviti ha nulla a che fare con le mie simpatie politiche né con donazioni di alcun genere, e, nonostante tutti i miei impegni, ho preferito essere coinvolto nel progetto piuttosto che unirmi al coro di accuse, poiché sono convinto che ci sia la grossa opportunità di creare qualcosa di insolito ed emozionante in una magnifica costruzione". Peter Gabriel e Mark Fisher trascorrono un anno per concepire la storia e per iniziare a disegnare lo spettacolo; terminata questa lunga e laboriosa fase, le strade dei due si dividono temporaneamente: Gabriel comincia a scrivere le musiche, Fisher a progettare la produzione.

La storia di OVO

Lo spettacolo racconta la storia di tre fasi dell’evoluzione della specie umana, attraverso le vite di tre generazioni di una famiglia in transizione, divisa da conflitti interni e dai grandi cambiamenti che li attraversano. La famiglia è composta da Theo, sua moglie Beth, e i loro due figli, Ion e Sofia. Questa famiglia fa parte della Earth People (gente di terra), ma il pianeta è abitato anche da esseri volanti, gli Skypeople. All’inizio le due comunità vivono in armonia, ma col dipanarsi della storia, che si sviluppa in tre atti che simbolizzano, rispettivamente, l’era naturale, l’era industriale e tecnologica e l’era post industriale, le cose prendono una piega diversa. I problemi sorgono nel momento in cui Sofia si innamora di Skyboy, uno degli Skypeople. Ossia l’estraneo di cui la gente normale ha paura (e qui vi sono forti analogie col personaggio di Mozo – vedi box). Quando accidentalmente Theo perisce in un incendio che brucia il granaio dove sono conservate tutte le provviste, suo figlio Ion converge la sua rabbia contro gli Skypeople e, approfittando del suo talento con le macchine, convince il suo popolo a costruire una torre metallica che li isolerà dai loro presunti nemici, catturando inoltre Skyboy e condannandolo all’amputazione delle ali. Sofia, con la complicità della madre Beth, riesce a liberare Skyboy, ma intanto scattano meccanismi di guerra fra le due fazioni e nasce uno scontro cruento, al termine del quale Ion si rende conto di aver distrutto il mondo rurale e pacifico che aveva costruito suo padre, buttandosi già dalla torre. Gli Sypeople fanno crollare la torre con l’esplosivo uccidendo anche Beth, lasciando quindi Sofia sola con il suo amore per Skyboy. A seguito di un terribile diluvio (ricordate Here Comes The Flood, dal primo album di Gabriel del 1977?), la terra subisce dei notevoli cambiamenti che ne capovolgono la struttura, mentre dalla coppia nasce Ovo, alle cui piccole mani viene simbolicamente affidato il destino del suo popolo: adagiato in un cesto fatto di rami (e qui torna invece alla memoria il bambino nudo dormiente in un giaciglio già simbolo del cd-rom Eve), Ovo viene lasciato fluttuare nell’acqua verso un futuro incerto ma pieno di speranza. Ispirato nel concepimento della storia dalla visione mistica di William Blake in Songs Of Innocence And Experience e dagli ammonimenti sui pericoli dello sviluppo della biotecnologia contenuti nel libro The Biotech Century: Harnessing The Gene And Remarking The World di Jeremy Rifkin, Peter Gabriel riassume così il concept: "Nei cinque personaggi si possono leggere diversi stadi dell’umanità. Theo rappresenta la tradizione, il patriarca che ama la terra e ogni cosa che cresce da essa. Beth una madre che sa troppo e tenta di mediare, finché la sua famiglia non viene minata dalla sfida e dall’inganno. Ion è il figlio che ama la tecnologia e avvia una rivoluzione per liberare la sua gente, che invece finirà col rendere schiava. Sofia osa resistere e si innamora di un estraneo, così scoprendo il misterioso connubio fra natura e tecnologia e resistendo alle pressioni familiari per amore dello Skyboy. E Skyboy è l’estraneo i cui sogni, nati dalla malizia e dalla seduzione, si tramutano in ribellione. Il loro bambino, Ovo, nato nell’era del diluvio, viene mandato in un nido galleggiante che naviga nel cielo, verso un futuro incerto".

Lo spettacolo

Completate le idee di base, Mark e Peter uniscono le loro forze a quelle di altri creativi: il coreografo Micha Bergese, già co-fondatore del London Contemporary Dance e direttore del Circus Space di Londra, nonché coreografo personale di Mick Jagger; Keith Khan, costumista, designer e creativo che ha lavorato praticamente in ogni espressione artistica (teatro, opera, cinema, televisione); e il mago delle luci Patrick Woodroffe, che ha disegnato e illuminato gli spettacoli di molti dei nomi più importanti della musica (incluso Gabriel) e della moda, nonché la Serpentine Gallery. Infine a Robert Lepage, il regista franco-canadese che aveva già collaborato con Gabriel per la creazione del palco del Secret World Tour, viene affidato lo steering. Nell’estate 1998 cominciano le ricerche per giovani dai 17 ai 30 anni con almeno quattro anni di esperienza in atletica, board diving, circo, danza, ginnastica, arti marziali, rock climbing e trampolino. Alla fine vengono selezionati 162 artisti inglesi, europei, americani, australiani e canadesi che hanno dimostrato il necessario coraggio e abilità per lavorare ad altezze considerevoli. Novanta di essi vengono istruiti in discipline aeree, mentre i restanti 72 sono attori e ballerini che operano a terra. Tutti seguono un programma intensivo creato per loro dal Circus Space e accreditato dalla Central School Of Speech And Drama. Al termine dei durissimi allenamenti viene effettuata la selezione finale dei partecipanti a uno spettacolo che utilizza attrezzature espressamente create, come trampoli a razzo ammortizzati, piattaforme a vela per tuffatori, tutte cose che consentono imprese di abilità e spericolatezza fatte apposta per dare i brividi e lasciare il pubblico a bocca aperta. Il 16 settembre 1999, alla presenza di Peter e di un pubblico selezionato, viene provata un’anteprima dello spettacolo costituita da un assaggio di sei minuti, mentre il 31 dicembre si tiene la prima ufficiale. A partire dal primo gennaio 2000, la performance viene rappresentata per tre volte al giorno (da due cast diversi che si alternano). Quando gli spettatori entrano nell’arena centrale che si trova al centro della cupola, uno degli spazi coperti più ampi del mondo, assistono, seduti o in piedi, a quindici minuti di pre-show, durante i quali gli attori si muovono in mezzo a loro prima che inizi lo spettacolo vero e proprio, che dura 25 minuti. Con il suo budget di 25 milioni di sterline, il Millennium Show si colloca come lo spettacolo più costoso mai realizzato in Gran Bretagna. "A me e Mark Fisher", ha dichiarato Gabriel, "era stato chiesto di fare qualcosa che riflettesse un po’ del passato, del presente e del futuro, quindi abbiamo pensato di realizzarlo in tre atti. Il primo atto, focalizzato nella natura, è ambientato in tempi agricoli e preistorici; nel secondo c’è il periodo industrializzato, mentre il terzo atto si sposta nel futuro e dunque integra natura e tecnologia. È una favola che coinvolge la natura e l’uomo attraverso spettacolo, arte e visualità, suono, profumi e colori." "Ci sono infinite possibilità connesse alla creazione di uno spettacolo così emozionale e potente", aggiunge Mark Fisher. "La storia è raccontata nello stile di una enorme pièce teatrale, un’esperienza magnifica, dove ciascuno si spinge ai confini di quanto è stato fatto in precedenza." "Ecco come si trasforma la realtà virtuale in realtà reale", conclude Micha Bergese. "La nostra sfida era girare pagina, e dare un linguaggio ai performer. Per quanto siamo in uno spazio enorme, nessuno è tanto lontano da non poter vedere le espressioni del viso di tutti gli artisti. Il contenuto emozionale può essere chiaramente compreso attraverso il linguaggio dei movimenti e le elettrizzanti performance fisiche."

Il disco

Pubblicato il 5 giugno in tutto il mondo, Ovo è un prodotto accuratissimo, nella più consolidata tradizione gabrieliana. Il packaging della prima versione, che è stata messa in vendita esclusivamente tramite la Real World e direttamente presso il Millennium Dome a partire da Pasqua, è straordinariamente curato: all’interno di una confezione cartonata vi sono, oltre al normale cd, a sua volta comprensivo di dettagliate note di copertina, un cd singolo e un ulteriore libretto di 48 pagine dove è illustrata tutta la storia di Ovo in fumetti disegnati da Georges Crisci con un tratto che in qualche occasione cita abbastanza spudoratamente Salvador Dalì. Il cd singolo aggiunto contiene The Story Of Ovo nella Rasco’s Rap Version, che nella versione definitiva, non in nostro possesso al momento di andare in stampa, dovrebbe essere invece cantata da Neneh Cherry. Nel cd singolo è inoltre contenuta una traccia cd-rom che rappresenta un filmato di circa cinque minuti dove vengono rielaborate molte parti musicali provenienti dal cd audio supportate da immagini rallentate e accelerate con una visuale abbastanza distorta, quasi come se si stesse guardando lo spettacolo dall’alto attraverso le lenti di un caleidoscopio. Il contenuto musicale è una elettrizzante miscela di stili. "Oltre a trarre linfa da molti riferimenti all’interno delle nostre tradizioni folk", ha spiegato Gabriel, "la musica di Ovo si ispira anche alle origini culturali delle tante persone che oggigiorno compongono la cultura britannica contemporanea. Questa stratifica elementi asiatici, africani, dell’Est centrale, australiani ed europei, contro un ritorno di fiamma britannico prevalentemente contemporaneo. Per questo motivo abbiamo usato un’attrezzatura molto variegata, dall’hurdy gurdy del 12° secolo al didgeridoo, passando dai ritmi pulsanti della Dhol Foundation ai fiati nostalgici della Black Dyke Band, dai lamenti arabi al drum’n’bass, fino ai momenti più meditativi con le sezioni d’archi. Questa soundtrack è un mix davvero eclettico dei grandi cambiamenti che stiamo vivendo e, per quanto mi riguarda, ne sono molto orgoglioso, poiché, avendo studiato un intero arco di referenze folk e poi guardando verso il futuro, ho realizzato qualcosa che non avevo mai fatto prima." Poiché Gabriel ha lavorato a queste musiche nel mezzo di svariati altri progetti (Up in primo luogo, ma anche le numerose collaborazioni sfociate in vari dischi, session e partecipazioni), i suoi principali collaboratori, più che la sua solita band, sono stati Richard Evans e Richard Chappell, entrambi nelle vesti di programmatori, polistrumentisti e ingegneri del suono. Inizialmente l’idea era lavorare contemporaneamente a Up e alla musica per il Millennium, affidando questa alle mani di Evans e la gestazione del nuovo album in quelle di Chappell. A un certo punto, però, anche tenendo conto del fatto che Gabriel era personalmente coinvolto pure negli aspetti visuali, i due tecnici hanno deciso di convogliare tutte le energie per la musica per la cupola, considerando che questa aveva una scadenza ben precisa. Una volta appurato che la storia si sviluppava in tre periodi diversi, i due Richard hanno cominciato a selezionare il materiale fra le circa 120 canzoni o idee affiorate nell’arco di ben 18 mesi di lavoro continuativi. Oltre a Evans e Chappell, come accade frequentemente nei lavori di Peter Gabriel, nel disco compaiono i contributi di una quantità enorme di musicisti (una cinquantina!), di varia estrazione. I fedelissimi (il chitarrista David Rhodes, il batterista Manu Katche, il bassista Tony Levin, il violinista Shankar) hanno un ruolo meno prominente del solito, lasciando spazio a tanti altri, fra cui un paio di gruppi di percussionisti (la Dhol Foundation e gli Adzido Drummers), una sezione d’archi di otto elementi (la Electra Strings) e gli ottoni della Black Dyke Band diretta da James Watson, che Gabriel ha conosciuto quando ha interpretato il brano That’ll Do scritto da Randy Newman per la colonna sonora del film per bambini Babe: Pig On The City (e che si guadagnò persino una nomination all’Oscar dell’anno scorso). Ma, soprattutto, per la prima volta in un disco di Peter Gabriel, ci sono ben sei cantanti solisti, che dividono con il leader le parti vocali: Richie Havens (il leggendario reduce di Woodstock, al cui posto era inizialmente prevista la presenza di Ray Charles), Elizabeth Fraser (angelica voce dei Cocteau Twins), Iarla Ó Lionáird (cantante degli Afro Celt Sound System), Paul Buchanan (leader dei Blue Nile) e un paio di cantanti emergenti, Omi Hall e Alison Goldfrapp (che ha recentemente firmato per la Mute). Certamente appare curioso che una delle voci oggettivamente più belle della storia del rock abbia lasciato spazio ad altri vocalist per questo progetto ma, d’altra parte, l’assunto stesso del concept necessitava di varietà timbrica. "Ho amato moltissimo lavorare con i cantanti, che hanno aggiunto molto alla musica. Quelle di Elizabeth, Paul, Alison, Iarla e Richie sono fra le mie voci preferite da tempo, e sono onorato della loro partecipazione. Le loro performance hanno coperto un vero ampio raggio di emozioni che ha portato la famiglia e Ovo alla vita."

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