Nick Cave

Milano, Auditorium, 22 febbraio 2004
Paolo Vites
15 Maggio 2007

"Momenti in cui non è più 'musicisti che fanno della musica' ma è la musica che suona attraverso di loro", disse una volta Greil Marcus. Nick Cave e (parte) dei Bad Seeds, come si sono esibiti per due sere sold out nella splendida cornice dell'Auditorium di Milano, sono la prova vivente di questa ormai merce rara nel campo delle esibizioni rock. Un momento di pura trasfigurazione musicale/carnale in cui diventa evidente che il cantante sul palco e i suoi accompagnatori sono solo docili strumenti nelle mani di qualcosa o qualcuno che attraverso di loro si comunica a un'audience. Tale è la forza emotiva di una esibizione odierna dell'australiano che in più momenti (ad esempio durante The Mercy Seat) avrei voluto correre fuori per strada per paura di soffocare nell'intensità direi addirittura violenta che mi veniva trasmessa dal performer. Non è più Nick Cave che sta narrando di un condannato a morte ma è davvero 'quel' condannato a morte che si materializza con tutta la sua sciagura sul palcoscenico.

Momenti così sono stati la norma di questo concerto, e l'assoluto silenzio e la tensione che avvertivi tra il pubblico ti faceva pensare di trovarti in chiesa durante una funzione religiosa. Nick Cave ha percorso gli ultimi suoi album con due, tre performance da ognuno di essi (tra cui Henry Lee - più rabbiosa che mai - e Stagerlee; God Is In The House e Hallelujah; Wonderful Life e Rock Of Gibraltair; In Your Arms e Wild Country Girl) e alcuni classici (The Ship Song, Do You Love Me, la già citata The Mercy Seat, The First Born Is Dead e infine un paio di inaspettate cover (The Singer, di Johnny Cash, a lui dedicata, e Dolphins, dal repertorio di Tim Buckley).

Come sempre fondamentale il violinista Warren Ellis, sorta di incrocio tra Niccolò Paganini e Jimi Hendrix che ha guidato l'altrettanto formidabile Jim Sclavunos in crescendo paurosi, ma naturalmente è la secca, longilinea e sempre inquietante figura di Nick Cave che attrae tutte le attenzioni: anche durante il divertente siparietto finale, quando dà il microfono a una ragazzina in prima fila e la lascia cantare, nonostante le proteste del pubblico, tutta In Your Arms mentre lui l'accompagna al piano.

Alla fine di una serata come questa hai solo due chance: abbracciare la ragazza seduta più vicina chiedendole di venire via con te o correre nella più vicina chiesa, sperando sia aperta, e accendere una candela davanti al santo che volete voi. Perché Nick Cave è veramente il messaggero della "carne & dello spirito".

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