JIM MORRISON

ULTIMO TANGO A PARIGI
Claudio Todesco
01 Luglio 2011

DELITTI ROCK
I casi complicati di Morrison, Hendrix, Cobain
(Leggilo su JAM in edicola)

WHEN YOU'RE STRANGE
Esce in dvd il documentario di Tom DiCillo sui Doors
(Leggilo su JAM in edicola)

UNA LEZIONE DI VITA
I talenti di Morrison secondo l'amico e fotografo Frank Lisciandro
(Leggilo su JAM in edicola)

SAZIATO DALLA MORTE
Gli «strani giorni» di Jim Morrison diventano un fumetto
(Leggilo su JAM in edicola)

Ma davvero Jim Morrison è morto nella vasca da bagno del suo appartamento parigino?
Nel quarantennale della scomparsa del cantante dei Doors, un testimone oculare dice che le cose sono andate diversamente. Il suo manager racconta quelle ore drammatiche. E l'ultimo giornalista americano ad averlo intervistato offre il ritratto di un poeta cui andavano stretti i panni di rocker. Come recita una scritta che qualcuno ha appeso nella via di Parigi dove il cantante dei Doors soggiornava, «non credere a quel che dicono su Jim Morrison».

Arrivarci non è difficile. Qualcuno s'è premurato d'incidere frecce e indicazioni sulle tombe degli altri ospiti del Père-Lachaise, una segnaletica oscena che conduce al luogo dove riposa Jim Morrison e che i gestori del cimitero hanno cancellato. Chi passa da queste parti lascia un ricordo di sé, un segnale di devozione, un segno di pietà: un lumino, una bandiera americana, fiori, t-shirt dei Doors s'accumulano sulla tomba macchiando di colore il grigio dei tumuli. Qualcuno dà, qualcuno prende: la pietra tombale originale è stata trafugata due anni dopo la morte, il busto del cantante è sparito nel 1988. Una decina d'anni fa il padre ha fatto posare una nuova pietra con la scritta «James Douglas Morrison 1943-1971» e la massima in greco antico: «Visse seguendo i suoi demoni». Persino gli alberi, qua attorno, parlano il linguaggio degli scarabocchi, delle memorie, delle firme e dei riposi in pace, dicono di un lutto collettivo e intergenerazionale che si perpetua nonostante il cambiamento di gusti e mode in quel rock che Morrison e i Doors contribuirono a plasmare.
Stretto fra altre tombe nel cimitero che ospita Apollinaire, Chopin, Modigliani e Proust, il sepolcro del cantante è transennato. Perché saranno passati quaranta lunghi anni dalla morte di Morrison, ma turisti, appassionati e curiosi ancora si soffermano su quel giaciglio come se là sotto ci fosse un conoscente, uno spirito con cui dialogare. Persino nell'epoca delle star femminee, del rock che sposa la cautela che Morrison detestava, dei piccoli gesti musicali che sostituiscono gli atteggiamenti sopra le righe del Re Lucertola, persino in un'epoca così il mito è rimasto vivo. E poi c'è l'uomo. Tutti pensano di sapere com'è morto: la permanenza a Parigi, gli stravizi, l'infarto nella vasca da bagno, il panico della fidanzata, il verdetto medico, il funerale celebrato per pochi amici. Una pietra sopra l'uomo, un altare alla sua arte.
Ma è andata veramente così?

(Leggi il resto su JAM in edicola. Il manager Bill Siddons, il giornalista Ben Fong-Torres e la regina delle groupie Pamela Des Barres offrono un ritratto di Jim Morrison prima della partenza per la Francia. Il manager del Rock And Roll Circus, un locale parigino frequentato in quei giorni dal cantante, contesta la versione ufficiale dei fatti e racconta a JAM la sua verità su quel che accadde nella notte fra il 2 e il 3 luglio 1971: Morrison non sarebbe morto nella vasca da bagno del suo appartamento, ma nei bagni del locale, stroncato da un'overdose d'eroina)

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