Festival International de Jazz de Montréal

Montreal, Canada, 30 giugno-11 luglio 2004
Enzo Gentile
15 Maggio 2007

Se lo conosci ci ritorni. E questo dev'essere il pensiero di molti dei frequentatori-tifosi del festival probabilmente più grande del mondo, per artisti coinvolti (oltre duemila), per concerti in programma (oltre cinquecento), per il pubblico che partecipa, pagante o gratuitamente (circa due milioni di spettatori, nelle location tutte disseminate nel centro della città). Una solenne sbornia di musica: e, per questa edizione del venticinquesimo anniversario, ecco i dieci buoni motivi per brindare all'eccellente esito artistico, con un cast che spazia moltissimo oltre i confini del jazz, tenendo ben presente i fattori di qualità e genuinità.

1. La famiglia Krall-Costello. Lei gioca in casa, qualcuno nelle recensioni della stampa canadese la rimprovera di aver perso lo smalto di vamp per aver scelto soprattutto di cantare e suonare. Appunto: molta sostanza, nessuna moina, né scollature, un paio di duetti con lo sposo Elvis, maliardo che sussurra Almost Blue.

2. Voci nuove dal mondo. In un calendario poderoso, rutilante caleidoscopio, si trova proprio di tutto: soddisfazione per Lila Downs, messicana oltre il folklore, per Souad Massi, algerina con inflessioni cantautorali e flamenco, per Lhasa, formidabile chanteuse con due album all'attivo. Copre un intrigante ventaglio di generi, tra intimismo, energia bruciante e fascino delicato.

3. Esordiente con lode. Una ragazza di 19 anni, Nelly McKay che gli esperti di fiuto vedono come una possibile, nuova Norah Jones: ha verve, humour, voce niente affatto speciale, ma portata con garbo e una ottime dimestichezza sulla tastiera del pianoforte. Un cd, stuzzicante, appena pubblicato dalla Sony.

4. Chitarristi a raffica. Un godimento assoluto per gli aficionados del rock-blues, che hanno potuto masticare alcuni dei migliori cavalieri elettrici: ulcerose, entusiasmanti le performance di Jon Spencer, Bob Log III (eccentrico prodotto di casa Fat Possum), l'energetico, hendrixiano Joe Bonamassa, l'eterno George Thorogood. E dal fondo si propone un quattordicenne canadese, l'enfant prodige Jimmy Bowskill, già autoritario a capo della sua band.

5. Classe trentennale. Zachary Richard, sempre sospeso tra New Orleans e Quebec ribadisce la sua dimostrazione di eleganza: ora rinuncia al violino, si dedica poco alla chitarra per concentrarsi sul pianoforte. Repertorio e interpretazione al di sopra di ogni sospetto, con uno straordinario Sonny Landreth al suo fianco.

6. Reggae senza frontiere. Tra i superstiti della leggendaria stagione degli anni Sessanta-Settanta, Burning Spear è forse il più resistente, carismatico. Indossa la t-shirt di Haile Selassie e inanella una sequenza di classici, per un magma incantato, una sorta di ipnosi, due ore di ruvidi, magnetici ritmi di Giamaica.

7. Africa, Africa, Africa. Tra i molti ospiti dal continente nero, diversi immigrati residenti in Canada e, a svettare su tutti, il mitico Tony Allen, motore percussivo della stagione migliore di Fela Kuti. Dalla Nigeria con ardore, uno show afro-beat esemplare nell'asciuttezza, nella comunicativa, nella precisione.

8. Il made in Italy. Una discreta pattuglia italiana ogni anno presidia intelligentemente il calendario di Montreal: stavolta era il turno di Danilo Rea, Marco Zurzolo e soprattutto Paolo Fresu, impegnato in un paio di progetti diversi. Il migliore, quello con Jon Hassell (ed Erik Truffaz) che annuncia un nuovo album per l'inizio del 2005 con tracce registrate anche a Milano. Finalmente!

9. Virtuosi oltre, di più. Due serate pensate, volute per mostrare i limiti verso cui la tecnica sopraffina sa spingersi: performance siderali, confortate da un pubblico competente, entusiasta, di Marcus Miller, di Bela Fleck e i Flecktones, del trio Al Di Meola, Stanley Clarke, Jean Luc Ponty che hanno accumulato bis come fossero medaglie olimpiche. Unbelievable.

10. I bei, vecchi tempi del soul. Ce n'era anche per i nostalgici, che hanno potuto apprezzare una rimpatriata con i grandi mentori dell'era Motown, protagonisti quel che resta dei Temptations, dei Four Tops, e dei Funk Brothers, ovvero l'house band che ha registrato decine di hit per gli artisti di Detroit. Tutti in buona forma per una panoramica superba di inni black.

E il resto? Basta la parola, o i nomi, Keith Jarrett con il trio, Chick Corea e Charlie Haden con formazioni e partner diversi ogni sera, Egberto Gismonti, k.d. lang con l'accompagnamento di una grande orchestra, Johnny Clegg, Ladysmith Black Mambazo, Roomful Of Blues, Kenny Barron, Larry Coryell e John Abercrombie, Garland Jeffreys, Youssou N'Dour, Oscar Peterson, Ibrahim Ferrer e molto, molto altro...

L'edizione 2005 è già fissata dal 30 giugno al 10 luglio.

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