Eels With Strings

Milano, Conservatorio, 8 ottobre 2005
Claudio Todesco
11 Maggio 2007

Accompagnato da un quartetto d'archi e da due validi polistrumentisti, Mark Oliver Everett riarrangia il repertorio degli Eels con gusto e intensità. Un artista al massimo della forma

"Are you ready to rock?" chiede a un certo punto. Boato del pubblico. "Spiacente, allora: avete sbagliato concerto". Con questa battuta Mark Oliver Everett spiega che l'esibizione di stasera sarà differente dalle precedenti performance degli Eels. Messa da parte la brutalità del rock, il gruppo offre ballate tratte da Blinking Lights And Other Revelations o riarrangiate in quello stesso stile. Per portare sul palco un album ricco di tanti colori strumentali, Everett ha assemblato un ottimo ensemble. Il musicista chiave è Chet Lyster, che suona pedal steel, chitarra elettrica, percussioni (su una cassa degli attrezzi), mandolino, melodica e una sega che maneggia con padronanza delle tonalità, estraendone suoni dal timbro superbo. Sul palco ci sono anche il contrabbassista Alan "Big Al" Hunter (che suona pure il piano e l'autoharp) e un quartetto d'archi (Julie Carpenter, Paloma Udovic, Heather Lockie, Ana Lenchantin) che all'occorrenza si misura anche con percussioni e cori. Lo stesso Everett si cimenta con tastiera, piano e chitarra acustica. L'effetto finale è una performance che unisce la grazia della musica da camera a uno spirito ironico, il tutto applicato a canzoni dalla struttura tradizionale. Anzi, oggi più che mai Everett sembra riallacciarsi alla lunga tradizione del cantautorato americano, con un pizzico di eccentricità teatrale alla Tom Waits. Si presenta sul palco vestito di tutto punto, in mano un bastone da passeggio, tra le dita un sigaro acceso. Non smetterà di fumare neanche un momento: vicino al microfono c'è un posacenere, che userà più della chitarra. L'ossatura della scaletta è costituita dai brani di Blinking Lights (specie quelli del primo dischetto), che dal vivo non sfigurano di fronte alle canzoni più note, da I Like Birds a Dog Faced Boy, applauditissime e tra i pochi momenti rock della serata. Per calmarsi dopo "tutto questo rock", Everett propone una rilettura con alcuni cambiamenti melodici di Girl From The North Country di Bob Dylan, mentre Railroad Man è presentata in tutta la sua scarna bellezza in una versione per sola voce e chitarra. Flyswatter e Novocaine For The Soul vengono eseguite legate da un interessante intermezzo rumorista. Tra una canzone e l'altra, E ha seminato battute ironiche, non incoraggiato in questo dal pubblico che si è lasciato andare solo verso la fine del concerto: "English...? Bla bla bla...? Ok, meglio suonare" ha detto il cantante a un certo punto. La limitata gamma vocale di Everett e l'uniformità melodica dei brani rappresentano oggi come oggi l'unico limite della formazione che nei cento minuti di questo spettacolo ha toccato il suo punto più alto, dimostrando grande spessore artistico. Nel finale, col pubblico quasi interamente sfollato, il gruppo è tornato sul palco per un nuovo bis... in pigiama.

Prima del concerto, sono stati proiettati su un telo posto davanti al palco una sequenza di spezzoni degli Eels in concerto o in studi televisivi, compresi alcuni tentativi ben riusciti di E di coprirsi di ridicolo e, prima ancora, un cortometraggio russo con protagonisti pupazzi animati.