Doors 1967 - 2007

Quando le porte vennero aperte
Fabio Rapizza
11 Maggio 2007

Quarant'anni suonati - I Doors festeggiano il compleanno. E annunciano che...

L'uomo dietro al vetro - Intervista a Bruce Botnick

Le armi segrete dei Doors - Tutti i session men che hanno suonato col gruppo

Jim nel gabinetto rosa - Le session di L.A. Woman nei ricordi di Marc Benno

Live In America - Bootleg ufficiali: quelli da avere, quelli da evitare 

"Un Dio greco" - La madre di tutte le groupie racconta l'incontro con Morrison

Una birra con Jim - Morrison visto dall'italiana che ha lavorato con Oliver Stone 

Musiche elektrizzanti - In un nuovo box set la storia dell'etichetta dei Doors

Quarant'anni fa i Doors erano sul tetto del Whisky A Go Go per pubblicizzare il loro primo album. Quarant'anni dopo, quel disco è considerato una pietra miliare del rock, uno degli ellepi d'esordio migliori della storia, una miniera di citazioni e suggestioni. Mentre i sopravvissuti del gruppo festeggiano l'anniversario con un cofanetto, un libro autobiografico e un nuovo tour, facciamo la cronaca delle session del disco che aprì le porte della percezione. Ecco come nasce un capolavoro.


Domenica 21 agosto 1966
Whisky A Go Go, Los Angeles
Sono le 9 di sera e i Doors sono attesi sul palco. Anche se è domenica e a quest'ora il locale è ancora vuoto, gli accordi presi dalla band con Phil Tanzini (il direttore del Whisky) prevedono che il gruppo suoni due set da almeno un'ora ciascuno, per una paga di 500 dollari alla settimana. Il problema è che Morrison ancora non si vede. "Sai che novità" sbuffa John Densmore, percuotendo nervosamente i muri del camerino con le sue bacchette per batteria. "Cominciamo noi" dice Ray Manzarek, il tastierista. "Jim ci raggiungerà mentre suoniamo, come sempre". Così i tre musicisti salgono silenziosamente sul palco. Densmore si aggiusta il seggiolino, Manzarek tiene un La sulla tastiera Vox Continental, in modo che Robby Krieger possa accordare la sua chitarra. Senza presentazioni di sorta, John attacca un ritmo latino suddiviso tra piatto e bordo del rullante, e la band si lancia in un pezzo strumentale di riscaldamento, che chiamano Latin Bullshit #2, letteralmente "stronzate latine". Mentre la gente comincia ad arrivare al locale, qualche curioso si avvicina al palco. Le ragazzine si accaparrano i posti in prima fila, mentre si scambiano loquaci sguardi interrogativi. Lui dov'è? Quando arriva? Quando entra il cantante bello e dannato, che prima volge le spalle al pubblico e poi danza come uno sciamano? Fremono e attendono il suo ingresso, e già se lo immaginano introdursi in scena con pantaloni strettissimi, fermarsi davanti al microfono, cantare con gli occhi chiusi e una mano a coppa sull'orecchio, strusciare l'inguine contro l'asta del microfono, produrre versi isterici ed erotici. Ma lui non arriva. C'è solo il tastierista che canta a squarciagola qualche vecchio blues di Muddy Waters e Willie Dixon. Il primo set si conclude, e di Morrison nemmeno l'ombra. Tanzini blocca Manzarek sulla scaletta del retropalco: "Il nostro contratto prevede l'esibizione di un quartetto. Se non trovate il vostro cantante io non vi pago!".

Hanno un quarto d'ora per trovarlo. Ray e John salgono in fretta sul vecchio furgone Volkswagen del batterista e percorrono a tutta velocità il Sunset Strip. "Sarà sicuramente al Tropicana. Ci scommetto. Come minimo sta dormendo" grida John al volante, mentre dirige il mezzo in direzione dello scalcinato motel che è la provvisoria residenza del cantante. Ray siede ammutolito e frastornato. Un momento fa era sul palco, stava cantando. Ora è aggredito dalle luci di Los Angeles. Gli tornano alla mente i versi che Jim canta in Soul Kitchen: "Le auto passano lentamente zeppe di occhi / I semafori diffondono il loro vacuo splendore / Il tuo cervello appare sconvolto da un'intontita sorpresa / Ancora un posto dove andare". E con i pensieri vola altrove. Pensa all'ultimo anno che ha vissuto. A quanto tutto stia accadendo troppo in fretta.

Solo l'estate scorsa aveva dato inizio a questo progetto con Morrison, suo compagno all'Università di Cinema di Los Angeles. Una commistione di teatro, poesia e musica psichedelica. Ricorda le prime prove, le prime esibizioni alle feste di amici. La timidezza di Jim. I suoi versi, così oscuri e penetranti. L'arrivo di John e di Robby, la sensazione di un cerchio magico che stava per chiudersi. Il loro primo demo, i rifiuti delle case discografiche, i no dei proprietari dei locali. Pochi mesi prima, stavano ancora a farsi le ossa al London Fog. Un locale stretto, buio e umido. Suonavano davanti a un pubblico di quattro persone, marinai e prostitute. Tutto quello che avrebbero chiesto era di suonare al Whisky, una sola sera. Come ci sono arrivati? Come è successo?

La diffidenza della gente per il loro sound così atipico è diventata interesse e ammirazione. Morrison ha acquisito confidenza in se stesso e un fascino ipnotico. Dopo le prime esibizioni al Whisky A Go Go, le ragazze hanno tempestato di telefonate il proprietario del locale. Volevano vedere i Doors un'altra volta, un'altra sera. Così i Doors sono diventati la band fissa del Whisky. Hanno aperto i concerti dei Love di Arthur Lee, dei Turtles, dei Buffalo Springfield. Hanno jammato sul palco con Van Morrison. In poche settimane sono diventati il gruppo più chiacchierato del Sunset Strip. Frank Zappa si è offerto di produrli. Poi l'interessamento di questa piccola etichetta di New York, la Elektra Records. Ray Manzarek ripensa alle parole di Paul Rothchild (il produttore dei Love e della band di Paul Butterfield) e di Jac Holzman, proprietario della Elektra. Hanno apprezzato Alabama Song. Hanno capito il riferimento a Bertolt Brecht. Hanno afferrato la storia del rock che diventa teatro e cabaret. E vogliono registrare un disco. Fare dei Doors il loro gruppo rock di punta. Sta accadendo tutto troppo in fretta. Dove andremo? Dove saremo quando l'estate sarà finita? E cosa succederà stasera? Il furgoncino si arresta bruscamente. "Ray sbrigati, siamo arrivati" dice Densmore. "Andiamo a recuperare il nostro cantante".

Morrison apre la porta della sua camera di motel. Si presenta in mutande e stivali, visibilmente stordito e disconnesso. Ha assunto 10 mila microgrammi di Lsd. Ray e John lo aiutano a infilarsi i pantaloni e lo trascinano in macchina. Durante il viaggio, Morrison sembra un posseduto da esorcizzare. I suoi occhi sono vitrei e non fa che ripetere un osceno mantra: "Uccidi il padre, fotti la madre". Arrivati ai camerini del Whisky, Jim si riprende. Beve una birra e acquista lucidità: chiede ai compagni di chiudere il concerto con The End. Il viaggio in acido lo ha illuminato. Ha capito di cosa tratta veramente la canzone. I quattro Doors salgono sul palco senza sapere che quella sarà una performance cruciale. Le vibrazioni e la magia di quella serata saranno irripetibili. Manzarek ricorda ancora oggi: "Mandò un brivido a correre per la schiena dell'intero posto, e congelò il Whisky. Ci stava conducendo in un viaggio psichico. Gradatamente, il club si fermò. Chi ballava si fermò, e le cameriere smisero di servire ai tavoli. Jim li aveva ipnotizzati. Poi arrivò la parte che diceva 'Madre, voglio.' e lui urlò la Parola Proibita, scioccando tutto il pubblico. Io, John e Robby rispondemmo con una cascata di suoni, inarrestabile. Il locale diventò un manicomio, e quando finimmo fummo accolti da un'autentica ovazione. Poi, arrivò di corsa Phil Tanzini, urlando: 'Maledetto sboccato! Siete licenziati! Non fatevi mai più vedere! Non si possono dire certe cose sulla propria madre, o sul proprio padre! Siete licenziati!'". Di tutta risposta, Morrison chiede al proprietario del locale se in futuro avranno comunque credito al bar. I Doors sono già altrove con i loro pensieri. Quella settimana devono registrare il loro disco di esordio per la Elektra Records.

 

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Mercoledì 24-Mercoledì 31 agosto 1966
Sunset Sound Studios, Los Angeles
I Sunset Studios sono rinomati per la qualità della presa dal vivo degli strumenti. In quel periodo sono utilizzati per registrare le colonne sonore dei film e i dischi della Walt Disney. Durante il giorno, negli studi si lavora ai cartoni di Topolino; di sera entrano i Doors per incidere le canzoni di uno degli album di debutto più freschi e sconvolgenti della storia del rock. Ancora agli inizi della propria carriera, la band lavora con Paul Rothchild, produttore dei Doors fino al disco L.A. Woman, e Bruce Botnick, tecnico del suono che li seguirà fin dopo la morte di Jim Morrison. Di fatto, Rothchild e Botnick diventano a pieno titolo il quinto e il sesto membro del gruppo, formando quello che si dice un team vincente.

The Doors richiede solo sei giorni di lavori: è inciso con un registratore a quattro piste, delle quali, nella maggior parte dei casi, se ne utilizzano solo tre. La band esegue tutte le canzoni dal vivo mentre Jim canta in una cabina isolata, in modo che la sua voce sia nitida rispetto al resto della band. Il gruppo è carico, compatto, potente, reduce da un apprendistato lungo più di un anno, in cui ha passato ogni sera a suonare nei locali e rifinire il proprio repertorio. Le canzoni parlano di amore, morte, viaggio. Prendono spunto da un tormentato rapporto amoroso - un amore che imprigiona e incatena - per riflettere sulla libertà e sui condizionamenti della società contemporanea, riecheggiando e anticipando il forte messaggio che esplode solo nella traccia finale, nel delirio edipico di The End.

Chiusi in studio, i Doors cercano di riprodurre la surreale magia dei loro concerti. La loro essenza sta per essere registrata per l'eternità e loro vogliono dare il meglio. Ricreano il cerchio magico che li chiude e li unisce durante le esibizioni. Niente può turbare quell'equilibrio. Tanto meno una televisione accesa. Ricorda Manzarek: "Fu durante la registrazione di Light My Fire. La stavamo suonando ed era incendiaria. Era assolutamente la registrazione che sarebbe finita sul disco ed era la prima. Eravamo pellerossa e Jim era lo sciamano della tribù, ci guidava, ci circondava, ci incoraggiava, ci spingeva. E poi lo vide! Un televisore. ed era acceso! E sullo schermo c'era una partita di baseball! I L.A. Dodgers erano in corsa per vincere lo scudetto. Bruce Botnick era un fan dei Dodgers. quindi portò in studio una tv portatile per poter guardare la partita di sfuggita. Jim fissava gli occhi sul televisore, incredulo. Perché è acceso? Stiamo facendo della magia e una fottuta televisione è accesa con una fottuta partita di baseball? La sua rabbia iniziava a bollire. Alzò il televisore sopra di lui, la partita di baseball era ancora sullo schermo, fece una pausa e con sguardo maniacale lanciò la televisione verso il vetro della stanza di controllo. Il televisore colpì il vetro e. rimbalzò! Lo schermo si ruppe, una piccola nuvola di fumo blu uscì fuori e il televisore morì. C'era silenzio nella stanza. 'Nessun televisore mentre stiamo facendo musica', disse Jim a voce bassa. 'Ma quello era il mio televisore' disse Bruce. Ora Jim lo guardava. 'Niente tv, capisci?', disse con decisione".

Rothchild manda tutti a casa. È meglio fare una pausa. Il giorno dopo la band esegue Light My Fire senza intoppi, alla grande. Una canzone uscita dal cappello di Robby, dietro invito di Ray che - circa un anno prima - durante le prime prove insieme, gli chiede di comporre brani con testi legati ai quattro elementi principali della natura: acqua, aria, terra e fuoco. In questa canzone, futura hit del gruppo, tutto sembra essere al posto giusto: la sensuale voce di "cuoio e ottone" di Jim, l'introduzione barocca dell'organo di Ray, l'azzeccato feeling latino nella strofa alternato al portamento rock nel ritornello, i lunghi assoli centrali ispirati al brano Ole del grande jazzista John Coltrane.

Quel pomeriggio c'è anche tempo per registrare Alabama Song (Whisky Bar), l'arrangiamento di una canzone contenuta nell'opera Ascesa e caduta della città di Mahagonny (1928), scritta da Bertolt Brecht e musicata da Kurt Weill, suggerita al gruppo da Dorothy Fujikawa, fidanzata di Ray. Per la registrazione del brano Manzarek suona un Marxophone, uno strumento a martelletti simile all'autoharp risalente ai primi anni del Novecento, dal suono metallico e squillante. Il risultato è squisito. La band ascolta il proprio lavoro nella sala di controllo e si dichiara soddisfatta. La giornata è stata senz'altro produttiva. Jim decide di festeggiare a modo suo, assumendo un acido senza dire niente a nessuno. Manzarek commenta: "Stava cavalcando le onde di Light My Fire e voleva aggiungere più euforia alla sua euforia (il suo tragico sbaglio)". Stanchi ma contenti, i ragazzi lasciano lo studio. Morrison sale in macchina con Pamela Courson, la sua ragazza. Mentre lei guida, lui si sporge pericolosamente dal finestrino e canta a squarciagola Light My Fire. Tutto il mondo deve sentire la bellezza di quella canzone. Quindi rientra in macchina allarmato da una strana premonizione. "Dobbiamo tornare allo studio, subito!" dice alla compagna in stato di agitazione. "I nostri nastri sono in pericolo". Arrivati ai Sunset Sound Recorders, Jim scavalca il cancello ed entra nell'edificio, che è chiuso e vuoto. La luce rossa che illumina la stanza dà l'impressione alla sua mente allucinata che tutto stia bruciando. Afferra un estintore e copre di schiuma la strumentazione, causando diversi danni. Quindi lascia i Sunset Sound, convinto di aver salvato i nastri incisi e il suo capolavoro, lasciando come firma lo stivale sinistro perso nel tentativo di scavalcare il cancello. Il mattino dopo, Rothchild riceve una chiamata dal proprietario dello studio. La Elektra paga i danni e le registrazioni vengono sospese per un giorno. Dopodiché, i lavori continuano come se nulla fosse successo.

Bisogna andare avanti. I Doors stanno registrando un album potente. Rothchild lo sente. È un disco di rock dannatamente intellettuale. Apre davvero delle porte. Un album pop che cita William Blake e Nietzsche, lo scrittore francese Céline e il suo Viaggio al termine della notte. C'è un tocco di Bob Dylan in Soul Kitchen e la filosofia meditativa dello yogi Maharishi in Take It As It Comes. E poi la sofisticata struttura di accordi jazzati di The Crystal Ship. C'è puro rock'n'roll in Twentieth Century Fox, c'è il blues selvaggio di Willie Dixon in Backdoor Man. E poi i classici greci. The End, l'epica canzone da 11 minuti.

Decidono di registrarla per ultima. The End deve essere davvero la fine dei lavori. Deve chiudere l'intero capitolo. La prima sera non funziona. Morrison è troppo fuori di sé. Non riesce a liberare nella musica i demoni che lo tormentano. Ripete il suo mantra, come un'ossessione. Racconta Rothchild: "A un certo punto, nel corso delle session, Jim mi ha detto che era emotivamente davvero provato, non era sicuro, aveva la voce rotta dalle lacrime e ha urlato nello studio 'Qualcuno mi capisce?'. E io gli ho detto di sì, io ti capisco, e subito dopo ci siamo immersi in una lunga discussione proprio sul significato di quella sezione, e Jim ha continuato a ripetere senza sosta 'Uccidi il padre, fotti la madre'. Quello che dice alla fine della sezione edipica, che è sostanzialmente la stessa cosa che dicono i classici, è 'sopprimi i concetti alieni, torna alla realtà'. proprio come il tema del brano, la fine, la fine dei concetti alieni, l'inizio dei concetti personali. Vai alla realtà, vai alla tua realtà, entra in contatto con te stesso".

La sera successiva è quella buona. Il momento è memorabile per tutti i presenti: all'interno dello studio di registrazione non è accesa nessuna luce, fatta eccezione per i led delle strumentazioni e alcune candele che costituiscono l'unica fioca illuminazione. Il brano coinvolge così fortemente tutti gli addetti alla sala d'incisione che, quando i musicisti terminano l'esecuzione, le macchine continuano a girare a vuoto per circa un minuto e mezzo. Tutta l'arte dei Doors è finalmente catturata su nastro.

 

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Gennaio 1967
La Cienega, Sunset Strip, Los Angeles
Da quella posizione si vede tutta la città. Sembra di dominarla e possederla. Sopra ai tetti, si ha la sensazione di essere lontani dal traffico, dallo smog di Los Angeles, dai venti caldi del deserto. Ray osserva i suoi compagni. Se ne stanno in posa di fronte al fotografo, soddisfatti. Tutti e quattro vestono abiti neri. Si sorridono tra uno scatto e l'altro. Di fronte a loro c'è l'immensa distesa della città. Alle loro spalle un enorme cartellone con i loro visi che emergono dalla penombra. Una foto tratta dal servizio per la copertina del loro primo album. Sullo sfondo nero capeggia il logo "The Doors" e la scritta: "Apriti un varco con un album elettrificante". La Elektra ha fatto davvero le cose in grande, pensa Manzarek. Non si è mai visto un cartellone sul Sunset Strip per pubblicizzare un nuovo disco. Ray guarda la città con occhi diversi. La sua musica sta per invaderla. In fondo sono passati pochi mesi dall'ultima sera al Whisky, ma pare un'eternità. Un sacco di cose sembrano cambiate. È stato un autunno caldo ed eccitante. Un autunno newyorchese. Terminate le registrazioni del disco, Rothchild ha deciso di seguire il missaggio e l'editing a New York, dove ha sede la Elektra Records. Per l'occasione, i Doors sono stati invitati ad esibirsi all'Ondine, un piccolo ed eccentrico locale che è anche il quartiere generale dell'artista Andy Warhol e della sua Factory. In quel periodo Warhol (pittore, regista e produttore, considerato il maggior esponente della pop art) è interessato alla produzione e alla collaborazione con gruppi di musica rock, e lavora a uno show dal titolo Exploding Plastic Inevitable insieme ai Velvet Underground e alla teutonica cantante Nico. Warhol ha prodotto anche il primo album dei Velvet Underground (gruppo in cui canta il giovane Lou Reed) e disegnato la celebre copertina del disco: una banana su fondo bianco. I Doors partono per New York la mattina del 31 ottobre 1966: "Stavamo andando verso il cuore della bestia. Verso la Grande Mela. E avremmo insegnato a quei newyorchesi sofisticati, scoppiati, intellettuali e decadenti cos'era la psichedelia!" ricorda Manzarek. Gli torna alla mente anche il loro arrivo nella metropoli. Amore a prima vista, quello tra il quartetto californiano e l'esigente pubblico newyorchese. Le esibizioni all'Ondine sono un trionfo. Da quel momento, New York sarà sempre una seconda casa per i Doors. È amore a prima vista anche tra la cantante Nico e Jim Morrison. Lei è una valchiria, alta, bionda, sensuale, anche più pazza di Jim. Fanno a gara a chi ingoia più pillole. Andy Warhol perde la testa per Morrison: ogni sera lo invita ai festini che si tengono nel suo loft, e gli propone una parte da protagonista in un suo film. Vuole assistere ai suoi accoppiamenti con Nico, e arriva a pregarlo in ginocchio. Sesso, alcol, pillole. tutto funziona nella perversa notte della Grande Mela. E Jim non si tira indietro. Sente che è il suo momento. Sta per bruciare come una cometa nel cielo.

Ora, sui tetti di Los Angeles, Ray guarda il suo amico. Lo rivede venirgli incontro, sulla spiaggia di Venice, di fronte all'oceano, con i capelli scomposti e un paio di jeans tagliati. È stato Manzarek a scoprirlo, a incoraggiarlo a cantare. Lo osserva ancora più attentamente. È ancora quel ragazzino che si vergognava a cantare i suoi versi? Ora ha un taglio di capelli "alla Alessandro Magno", elaborato dai nervosi colpi di forbice di Jay Sebring, il parrucchiere più in di tutta Hollywood. Il fotografo Joel Brodsky lo ha ritratto in una serie di scatti in cui posa a petto nudo e aggredisce l'obbiettivo con uno sguardo penetrante e magnetico. In quelle foto sembra un bellissimo e giovane leone.

D'improvviso Ray capisce. Molto presto Jim avrà il mondo ai suoi piedi. Avrà l'attenzione dei media. Sarà su tutte le copertine. I giornali vorranno intervistarlo. Avrà il pieno controllo di un pubblico sempre più numeroso che accorrerà ai loro concerti. Disporrà di un potere illimitato. Sarà pericoloso, si farà del male. Si ucciderà. Oppure diventerà il Presidente degli Stati Uniti.

La Elektra ha grandi progetti per i Doors. Anche se la band pensa di puntare su una canzone dall'ascolto più easy, come Twentieth Century Fox, l'etichetta ha scelto Break On Through come primo singolo, accompagnato dalla tetra End Of The Night come b-side. Break On Through (To The Other Side) ovvero Apriti un varco (Dall'altra parte) è anche il brano di apertura del loro album e rappresenta una sorta di manifesto programmatico della band: "Sai che il giorno distrugge la notte / E la notte divide il giorno / Ho tentato di correre / Ho tentato di nascondermi / Apriti un varco dall'altra parte". Il testo della canzone, interamente basato sul gioco dei contrari - giorno e notte, libertà e condizionamenti - è una dichiarazione di intenti da parte del gruppo, che pone il suo ambito e la sua ricerca "dall'altra parte", verso l'inconoscibile e l'ignoto, oltre le porte della percezione additate da William Blake. L'arrangiamento della canzone trae buona parte del suo feeling dal ritmo bossa nova incorporato da John Densmore. John è davvero un gran batterista, pensa Ray, anche se Jim non riesce proprio a sopportarlo. E pensare che prima di suonare al Whisky voleva addirittura disfarsene.

Manzarek si gira ad osservare il grosso cartellone pubblicitario che domina il Sunset Strip. Continua a pensare. L'album è appena stato pubblicato. Certamente andrà supportato da una serie di concerti. Potremmo suonare al Fillmore Auditorium e all'Avalon Ballroom di San Francisco, che hanno già mostrato interessamento. C'è un gran movimento da quelle parti. Di sicuro i Doors non mancheranno allo Human Be In, una manifestazione all'insegna del nuovo spirito della consapevolezza al Golden Gate Park di San Francisco. Ci saranno i Grateful Dead, i Jefferson Airplane, e i poeti della beat generation: Allen Ginsberg, Lawrence Ferlinghetti, Michael McClure. C'è una forte energia nell'aria. Pare che qualcosa debba cambiare.

"Ray, scendiamo da questo tetto e andiamo a mangiare qualcosa!" grida Morrison all'amico. "Possiamo lasciare i nostri faccioni stampati sul cartellone a controllare la città, che ne dici?". "Sì, fratello, andiamo a farci due tacos al Lucky U" risponde Manzarek. Come quattro studenti universitari, Ray, John, Jim e Robbie scherzano seduti al loro ristorante messicano preferito.

Sono euforici e si godono uno degli ultimi momenti di amichevole spensieratezza. Presto saranno i numeri uno d'America e non lo sanno.

Dovranno aspettare l'estate del 1967, l'estate di "pace e amore" che li vedrà protagonisti. Light My Fire, scelta come nuovo singolo, arriverà al primo posto della classifica di Billboard dei singoli più venduti.

Anche l'album The Doors giungerà in cima, secondo solo a Sgt. Pepper dei Beatles. E sarà solo l'inizio di un lungo ed ininterrotto turbinio di eventi. Faranno sette dischi in cinque anni. Si alterneranno tournée, concerti, arresti. Andranno in Europa. Faranno i conti con la gabbia dorata del successo e con l'insoddisfazione del loro cantante. Tutto sembrerà crollare. Morrison sosterrà un lungo processo per blasfemia manifesta e atti osceni in luogo pubblico. Si scontreranno con il Sistema.

I Doors sono saliti sull'ottovolante del successo e ancora non lo sanno. Brindano al loro primo disco e bevono birra messicana. Li aspettano lunghe salite e vorticose discese, senza la possibilità di scendere o fermarsi. Durerà fino al 1971. Fino alla partenza di Jim Morrison per Parigi.

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