Don Henley

Berkeley, California, Community Center Theatre, 18 luglio 2000
Enrico Rosso
18 Giugno 2007

Un teatro esaurito da tempo accoglie il ritorno del batterista e capo storico degli Eagles, che ripropone un disco solista a undici anni dall’uscita del suo ultimo album solista, il multi-platinato The End Of The Innocence. Don, cinquantatreenne in ottima forma, trascura totalmente la batteria e si presenta, per l’attacco della trascinante e tagliente Dirty Laundry, con una band di sette elementi e una chitarra elettrica a tracolla. Da tempo im-pegnato in progetti a difesa dell’ambiente, rivela di aver deciso la mattina stessa di devolvere tutto il ricavato della serata per la salvaguardia di una foresta locale. Dopo Sunset Grill, ar-ricchita da una sezione fiati, Henley presenta qualche pezzo dal nuovo album, Inside Job, fra cui il maggior hit, Workin’ It, rock piuttosto noioso, e They’re Not Here, They’re Not Coming, un pezzo ironico sulle credenze riguardo gli extraterrestri. Everything Is Different Now e I’m Taking You Home, che ricorda la nascita del figlio, si inseriscono, come anche The End Of The Innocence, nel filone delle sue ballate più lente e intimistiche, in cui Hen-ley eccelle fin dai tem-pi degli Eagles. Un sofisticato pezzo go-spel, proposto dal gruppo vocale che supporta la band, dà a Henley un po’ di riposo, prima di New York Minute e di tre pezzi finalmente piuttosto tirati: Boys Of Summer, Nobody Else In The World But You e Life In The Fast Lane, con chitarre vistosamente di-storte, salutato con un’ovazione dal pubblico. Un’intelligente e sentita The Heart Of The Matter e All She Wants To Do Is Dance, che poteva esserci risparmiata, precedono un finale tutto Eagles: The Long Run e, sempre coin-volgenti, Wasted Time e Desperado. Eseguite in maniera magistrale, sono state l’apice della serata; resta solo qualche dubbio sull’opportunità e il gusto di stravolgere (e rovinare) una canzone-mito come Hotel California, forzandola in un piatto ritmo caraibico con una versione in cui il magico duetto chitarristico finale tra Don Felder e Joe Walsh è rimpiazzato da… una sezione di fiati! Penso di non essere stato il solo a sperare di vedere, almeno in quella occasione, Don dietro a una batteria piuttosto che al tamburello. Ma il pezzo è suo e ne può fare quel che vuole…

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