Audioslave

Milano, Alcatraz, 22 gennaio 2003
Claudio Todesco
15 Maggio 2007

L'ultimo a salire sul palco è Chris Cornell. Sopra la canottiera nera indossa una pettorina degli addetti al servizio: non vorrà mica dire che stasera è al servizio del pubblico che lo sta accogliendo come un eroe? Non esattamente. Pur mostrandosi ben disposto verso la platea, almeno rispetto alla sua nomea di performer ombroso e chiuso, Cornell è riuscito solo in parte a comunicare col pubblico. Tutta la band, a dire il vero, è sembrata un po' distante e la brevità del concerto - solo tredici canzoni, poco più di un'ora di durata - non ha certamente contribuito a dare ai fan l'impressione di avere visto un gruppo "che si dà". Qualcuno ha gridato alla truffa e forse era lecito aspettarsi qualche canzone in più. In fin dei conti materiale ce n'era: sono state escluse dalla scaletta tre canzoni dell'album, tra cui la bellissima I Am The Highway, oltre a We Got The Whip, edita sul singolo di Cochise. In compenso gli Audioslave hanno eseguito Give (fa parte dei contenuti speciali del sito audioslave.com cui si accede solo tramite il cd) e la cover di Super Stupid dei Funkadelic di Maggot Brain: tanto scontata è la prima, tanto strepitosa è la seconda, con una performance maiuscola di Morello e una compattezza da urlo dei tre ex Rage Against The Machine. Ecco, ne avremmo voluti di più di momenti bollenti come questo, oppure qualche altra oasi d'incanto, come quando Cornell ha passato la 'parola' a Morello per il solo di Like A Stone. E invece, nonostante il carisma di Cornell e l'indiscutibile qualità musicale del trio, qualcosa è mancato. E quel qualcosa si chiama comunicativa. Ma in fondo si trattava della settima esibizione pubblica del gruppo.

Il fatto che, nonostante questa pecca, si sia trattato di un ottimo concerto testimonia la grandezza degli Audioslave. Il pubblico ha aggiunto il proprio ruggito compiaciuto ai pezzi più rock come Light My Way o What You Are; pur essendo indisposto, Morello ha esposto il suo vasto campionario di riff zeppeliniani e di suoni bizzarri; la ritmica di Brad Wilk e Tim Commenford è una delle più solide e agili in circolazione. Cornell, ahimè, non ha la voce potente e sicura di una volta e in più di un'occasione, al posto di dominare la performance, dà l'impressione di arrancare per starle dietro. Ma quando trova intonazione e potenza, beh, riesce ancora a dare i brividi. Peccato che a fine concerto dia l'impressione di essere alla frutta. Quando intona con una certa difficoltà Shadow Of The Sun, quasi un manifesto della sua poetica crepuscolare, vorremmo tanto passare alla canzone successiva. E invece non ci sarà nessun altro brano in scaletta: dopo un'ora e dieci di show - roba che uno s'aspetta da quattro pischelli inglesi, mica da gente con dieci e più anni di carriera alle spalle - si accendono le luci e la security manda con la consueta gentilezza tutti fuori dalle scatole.

 

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INTERVISTA AGLI AUDIOSLAVE

Gli Audioslave sono quattro, i giornalisti sei, i minuti a disposizione quindici. Come dire: non ci sono i numeri perché dall'incontro venga fuori qualcosa di profondo e significativo, ma qualche spunto per capire meglio la band e farsi un paio di risate, quello sì. Ecco il resoconto della piccola conferenza stampa tenuta nel backstage dell'Alcatraz due ore prima dell'inizio del concerto. Rispondono Chris Cornell e Tom Morello.

Chris, hai dovuto adottare il tuo modo di scrivere i testi alle esigenze della band? Loro provengono da un progetto orientato alla ritmica, tu sei più orientato alla melodia.
Chris: Non mi hanno chiamato chiedendomi di adattarmi al loro stile, si è trattato di creare qualcosa di completamente nuovo. E comunque anche loro hanno avuto a che fare con la melodia vocale prima dei Rage Against The Machine. Il bello è che non abbiamo gettato via nessuna idea su cui abbiamo lavorato. Se un'idea non si trasformava in una canzone finita, allora andava ad arricchirne un'altra. In termini di songwriting non abbiamo mai fallito. Ecco quanto siamo dannatamente bravi! (Risate)

I demo del disco sono finiti su Internet. Vi avrà fatto arrabbiare.
Chris: Non è stato un bel momento, ma la cosa che più ci ha fatto incazzare è che quei demo sono stati suonati dalle radio. Gli arrangiamenti e i testi non erano definitivi, mentre molta gente può avere pensato che lo fossero. E pensare che fino a qualche anno fa potevi tranquillamente far circolare tra gli amici una cassetta del tuo disco non ancora finito per far sentire che cosa stavi combinando.

Il tuo disco solista Euphoria Morning conteneva i tuoi testi più personali in assoluto. Lo sono anche quelli degli Audioslave?
Chris: Canzoni come Like A Stone o Show Me How To Live sono piuttosto personali. Euphoria Morning mi è servito a fare un passo in avanti: non stavo rappresentando anche i miei compagni nella band, stavo parlando solo di me stesso. Con questa band però è diverso, perché i testi sono direttamente ispirati dalla musica.

E stato difficile adattare il vostro modo di suonare alle canzoni di Chris?
Tom: Assolutamente no. Anzi, è stato un sollievo essere finalmente in grado di allargare gli orizzonti. Esiste un'incredibile varietà di stili che non abbiamo potuto sperimentare coi Rage. Allora ci mettevamo tre anni per fare un disco di dieci canzoni, adesso con gli Audioslave ne abbiamo scritte ventuno in un mese.

Qual è stato il primo riff che hai suonato?
Tom: Quello di To Live And Let Die quando ancora non sapevo suonare. Colpivo tutte le sei corde senza neanche usare la mano sinistra! Mi dicevo: ehi, suonare la chitarra è molto più facile di quel che pensassi. (Risate)

È vero che state già programmando un secondo album?
Chris: Sì, siamo una vera band, abbiamo l'ambizione di durare nel tempo. E vorremmo tornare presto in Europa con un 'vero' tour (La prossima estate parteciperanno al Lollapalooza, nda).

Chris, è vero che quando ti hanno chiamato stavi lavorando al tuo secondo album solista?
Chris: Più che altro stavo cominciando a scrivere, ma non avevo finito nessuna canzone. Di quel materiale non c'è alcuna traccia nel disco degli Audioslave. È una storia completamente diversa, questa.

I Am The Highway è una sorta di eco di Cochise? È come il fantasma della natura, la voce della terra.
Chris: Bevevi Absolute mentre ascoltavi il disco? (Risate)

Ok, è solo una mia fissazione.
Chris: Hai sentito i messaggi nascosti? Li abbiamo registrati apposta per te. (Risate)

(c.t.)