Alicia Keys

Milano, Palatucker, 17 ottobre 2002
Ezio Guaitamacchi
15 Maggio 2007

Si spengono le luci. La band attacca con un omaggio a Beethoven, il musicista classico preferito da Alicia, le coriste intonano il suo nome. Proprio mentre lei, la piccola Miss Keys, sale sul palco accolta dagli applausi e dalle urla dei suoi fan milanesi accalcati sotto il palco.

Per l'unica data italiana della giovanissima 'sensazione' del retro-soul, sono più di 4mila i presenti: un pubblico cool che nonostante qualche distrazione iniziale rimane ben presto soggiogato dalle formidabili doti di questo talento naturale della musica afroamericana.

Alicia parte piano ma si dimostra subito un autentico animale da palcoscenico. Spigliata, comunicativa e persino un po' troppo 'gigiona', cattura immediatamente i favori della gente. E non appena si tuffa nella sua personalissima cover del pezzo di Prince How Come U Don't Call Me convince anche il più scettico dei critici. Sorretta da una band formidabile (10 elementi tra cui meritano una menzione particolare i due percussionisti) e da tre coristi altrettanto eccezionali, la Keys ripercorre il repertorio del suo fortunatissimo album d'esordio Songs In A Minor quasi presentasse gli hit di un'intera carriera. La facilità di canto, la notevolissima espressività, la naturalezza nel fare spettacolo, sono solo un compendio alla sua dote migliore: quella di autrice e interprete di un genere (il soul) che, insieme alle altrettanto brave India.Arie, Erykah Badu, Macy Gray e Lauryn Hill, sta contribuendo a ridefinire per gli appassionati del Terzo Millennio.

Figlia di madre bianca e di padre nero, la ragazzina di Manhattan stupisce quando si mette al pianoforte acustico e, per quasi venti minuti, affascina gli ascoltatori passando da strumentali classici a un gospel da brivido (Someday We'll Be Free) che lei presenta dicendo: "Vi voglio cantare il mio pezzo preferito". È lo stesso con il quale aveva stregato il mondo nel commovente A Tribute To Heroes (il concerto delle candele, remember?) una settimana dopo gli attentati dell'11 settembre.

Il segmento acustico dimostra tutto il talento di Alicia, la sua precoce maturità artistica, la sua versatilità stilistica (in alcuni momenti ha ricordato la miglior Tori Amos.), il suo feeling speciale. Che travolge il pubblico sia nelle parti d'ascolto sia nei pezzi maggiormente spettacolari. Viso da attrice e fisico minuto (ma con fiancotti prorompenti della serie "non si può avere tutto dalla vita".), Alicia trova il tempo di regalare una cover soul di Light My Fire prima di chiudere il concerto con il suo più grande hit, la coinvolgente Fallin' che sintetizza le sue influenze artistiche, che vanno da Stevie Wonder alla Fitzgerald passando per Roberta Flack.

Francamente, non si poteva chiedere e neppure era lecito aspettarsi di più da una 22enne con un solo album alle spalle. Che non sarà la nuova Aretha Franklin ma che è già assai più di una stella nascente: Alicia Keys è una vera diva.