ARTISTI VARI

CHIMES OF FREEDOM: THE SONGS OF BOB DYLAN HONORING 50 YEARS OF AMNESTY INTERNATIONAL (UNIVERSAL)
Massimiliano Spada
02 Febbraio 2012

Quattro compact disc per oltre 70 canzoni: il più ricco tributo di sempre a Dylan contiene performance di Sting, Elvis Costello, Patti Smith, Johnny Cash con gli Avett Brothers, Mark Knopfler, My Morning Jacket. Scopo: sostenere Amnesty

Nei suoi primi 50 anni di attività, Amnesty International si è adoperata per ridare la libertà a decine di migliaia di prigionieri politici rinchiusi in camere di tortura, per sospendere esecuzioni capitali, imporre trattati e leggi a tutela della dignità di milioni di persone. Oggi l'organizzazione vanta ben 3 milioni di sostenitori in tutto il mondo e un Premio Nobel per il costante impegno nella difesa dei diritti umani.
Il 50° anniversario è un traguardo importante, e meritava di essere celebrato con un progetto benefico altrettanto significativo e ambizioso: è nato così Chimes Of Freedom: The Songs Of Bob Dylan Honoring 50 Years Of Amnesty International, i cui proventi verranno devoluti a sostegno delle campagne in difesa della libertà di parola e contro la censura di artisti, scrittori, attivisti politici, musicisti e di qualunque essere umano privato della propria libertà. Come ad esempio il Premio Nobel Liu Xiaobo, imprigionato nel 2009 per aver denunciato la corruzione del sistema politico cinese.
Questo imponente progetto raccoglie ben 73 cover di Dylan in un quadruplo cd pubblicato in Italia il 6 febbraio (la versione digitale, disponibile su www.amnestyusa.org/chimes, contiene 3 bonus track). Ad eccezione di Chimes Of Freedom, cantata dallo stesso Dylan, gli altri brani sono inediti e tutti gli artisti hanno collaborato gratuitamente, così come i produttori, gli arrangiatori, gli ingegneri del suono, etc. Come Bob Clearmountain, ad esempio, che ha mixato circa 30 canzoni, o Bob Ludwig e Adam Ayan dei Gateway Mastering Studios di Portland, Maine, che si sono occupati della masterizzazione. O ancora Mick Haggerty, vincitore di un Grammy Award per la copertina di Breakfast In America dei Supertramp, che ha curato la bellissima immagine psichedelica del Menestrello che campeggia sulla cover di Chimes Of Freedom.
La direzione artistica del progetto è stata invece affidata a Jeff Ayeroff e Julie Yanatta, già curatori di Instant Karma, altro fortunato progetto musicale a scopo benefico uscito nel 2007 che ha visto la partecipazione di U2, R.E.M., Flaming Lips, Green Day e molti altri. «Questo album è il risultato della fusione tra il grande rispetto degli artisti per il duro lavoro di Amnesty International nel mondo e l'incrollabile genio di Bob Dylan», hanno commentato Ayeroff e Yanatta, mentre la manager delle operazioni musicali di Amnesty Karen Scott ci tiene a sottolineare che è stata scelta la musica di Dylan perché «è eterna e cattura in modo unico il nostro struggimento, la nostra gioia, la nostra fragilità e il nostro coraggio. Pochi artisti sono in grado di scrivere testi così profondi, ispirandoci e superando continuamente le nostre aspettative».
Ascoltare Chimes Of Freedom è come assistere alla costruzione di un'imponente torre di Babele progettata per una causa buona e giusta: artisti di varia provenienza ed estrazione musicale si ritrovano a cooperare per la difesa dei diritti umani e scoprono di poter comunicare tra loro adottando un linguaggio comune, capace di annullare qualunque barriera perché profondamente radicato nella cultura di ognuno. Un linguaggio antico come la creazione del mondo e al tempo stesso fresco e puro come acqua di fonte; un'infallibile arma di difesa forgiata da un piccolo grande uomo di nome Bob Dylan.
Il primo a prendere la parola è un uomo la cui lunga ombra ha assunto i contorni di una leggenda da tramandare di generazione in generazione: il suo nome è Johnny Cash, l'Uomo in Nero, che nel duetto con i giovani discepoli Avett Brothers racconta una parabola country chiamata One Too Many Mornings. Intanto, la poetessa Patti Smith sacrifica sull'altare del rock una giovanile e folgorante interpretazione di Drifter's Escape, scrutando il futuro tra le corde di visionarie chitarre elettriche. Chitarre che prendono fuoco quando i Rise Against gridano con quanto fiato hanno in corpo la Ballata di Hollis Brown. Pete Townshend sceglie invece un elegante arrangiamento acustico per cantare il dolente country-blues Corrina, Corrina, mentre Bettye LaVette battezza Most Of The Times nelle profonde acque del soul. E se Diana Krall confeziona un affascinante quanto minimale (solo piano e voce) abito jazz per Simple Twist Of Fate, i Mariachi El Bronx rivisitano magistralmente Love Sick con un battaglione di chitarre che marciano implacabili, spronate da archi affilati, sostenute da cori di morriconiana memoria e annunciate da malinconiche trombe mariachi.
Nelle mani dei Queens Of The Stone Age Outlaw Blues ricorda quasi l'ipnotica No One Knows, e per restare in tema Steve Earle interpreta da vero fuorilegge One More Cup Of Coffee (Valley Below), accompagnato dallo straziante violino di Lucia Micarelli. Miley Cyrus supera "l'esame di maturità" con You're Gonna Make Me Lonesome When You Go, mentre il maestro Jackson Browne riesce a convincerci di essere proprio lui l'autore di quell'incantevole ballata folk-rock chiamata Love Minus Zero/No Limit.
Angelique Kidjo trasfigura Lay, Lady, Lay in una fiaba corale africana tutta al femminile, K'naan rielabora e riattualizza With God On Our Side in versione hip-hop e i Flogging Molly trapiantano The Times They Are A-Changin' nel rigoglioso territorio sonoro dei Pogues.
Buckets Of Rain è a metà tra il cajun e il blues di Muddy Waters (Fistful Of Mercy), Desolation Row diventa un inno punk-rock (My Chemical Romance) e Just Like A Woman una piano ballad fumosa dal fascino oscuro, che si concede come unico vezzo uno strascico di fisarmonica (Carly Simon). Rivisitata con estremo gusto dai Carolina Chocolate Drops, Political World acquista un fascino antico da string band mantenendo al contempo un'attualità sconcertante per quanto riguarda i contenuti del testo.
La voce roca e spiritata di Taj Mahal, invece, avvolge senza esitazioni Bob Dylan's 115th Dream, trasformando un sogno psichedelico in una caleidoscopica realtà rhythm & blues, intrisa di fiati e tastiere e governata da un implacabile groove di chitarra elettrica. Thea Gilmore propone una sognante I'll Remember You, le cui sonorità riportano al suo recente album tributo John Wesley Harding di cui consigliamo vivamente l'ascolto. John Brown è ruvida e grezza come la chitarra elettrica degli State Radio, mentre All Along The Watchtower della Dave Matthews Band è, come sempre, un fiume in piena.
La voce polverosa di Kris Kristofferson riduce all'osso Quinn The Eskimo (The Mighty Quinn), proprio come quella di Marianne Faithfull fa con Baby Let Me Follow You Down. E se Tryin' To Get To Heaven trae forza da quel disperato desiderio di speranza che solo Lucinda Williams sa trasmettere, dalla cima della torre di Chimes Of Freedom si diffonde il disarmante grido di gioia del coro di bambini che accompagna Pete Seeger nell'eterno augurio di Forever Young.